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imparare a fidarsi

  • Il metodo

    Imparare a fidarsi

    L’azienda è un corpo vitale unico. Imparare a fidarsi di sé e degli altri è il punto di partenza per darle energia e partecipare alla sua evoluzione e crescita.

    Come in un albero la capacità di svilupparsi in altezza dipende dalle radici, anche in un organismo aziendale la potenzialità di crescita, e resistenza, si basa sulla sua essenza “sommersa”: quella delle persone che la compongono, che ne alimentano l’anima.

    In Natura le radici rappresentano la parte più energica dell’albero e sostengono il tronco dando vita a chiome ampie e rigogliosità di foglie.

    In Azienda le radici sono i principi vitali sui quali si basa il pensiero, l’azione e l’interazione, il nutrimento delle persone.

    Questi principi  generano i risultati, la soddisfazione, la sostenibilità, la bellezza, il senso di appartenenza, la prospettiva di crescita.

    E’ grazie alla forza del sommerso che si dà valore al manifesto.

    Quali sono i principi vitali da applicare, per gestire e indirizzare l’energia in azienda?

    Entriamo nell’esplorazione del “ sommerso”, le radici aziendali, le fonti di nutrimento quotidiano e scopriamo insieme i principi che rafforzano e generano energia. 

    Ne abbiamo individuati 8 . 

    Non esiste priorità del primo sull’ultimo, esiste UNITA’ nella loro ricerca e applicazione .

    Gli 8 principi principi vitali dell’azienda: 

    • FIDUCIA
    • PAZIENZA
    • NON VIOLENZA
    • ATTENZIONE
    • ASCOLTO
    • AZIONE
    • SCELTA
    • SENSO

    Come in ogni sistema vitale anche in questo caso la singola parte influenza il TUTTO, e viceversa.

    Partendo da queste basi l’azienda può manifestarsi in forma nuova, positiva, elastica.

    Il radicamento delle basi tenderà a generare, nel futuro, risultati nuovi, metodologie flessibili e capacità di resistenza nei momenti avversi.

    Oggi vogliamo approfondire il tema della FIDUCIA.

    Imparare a fidarsi in azienda. Di chi?

    Innanzi tutto di se stessi.

    L’affidamento è un atto volontario. 

    E’ la risultante di un processo di analisi che ci porta ad una decisione: assumere il rischio che la fiducia riposta non sarà tradita e che il risultato atteso si realizzerà.

    Il rischio è calcolato in base a informazioni che abbiamo elaborato e che riguardano il passato ( esperienza), e sensazioni che ci fanno elaborare il futuro ( proiezioni).

    Il processo si concretizza nella nostra mente, un attimo prima di esprimerlo verbalmente, attraverso un immagine.

    E’ così che la fiducia in sé stessi parte dall’immagine che abbiamo di noi.

    Lo sapevi che il cervello non è in grado di distinguere tra realtà e immaginazione?

    Le immagini mentali influenzano il corpo, le emozioni e il comportamento.

    Non ha importanza se l’immagine riguarda la realtà o qualcosa di totalmente mentale.

    In te avverranno cambiamenti corporei che saranno coerenti con l’immagine stessa e che ti spingeranno ad agire nello stesso modo.

    Ecco perchè avere fiducia in sé parte dall’immagine che abbiamo di noi.

    Fermarsi e “guardarsi” ci porta ad imparare a fidarsi di noi

    E’ il primo passo per poi fidarsi dell’altro, anche in azienda.

    Le visualizzazioni positive sono una tecnica potente, nota ed applicata, che nutre la mente con immagini e sensazioni predisponendo la persona a diventare ciò che desidera essere.

    L’importante è che l’intento sia chiaro e la spinta motivazionale sentita : così si può  sostenere l’immagine di sé. 

    Occorre quindi visualizzarsi nella situazione che ci crea criticità e trasformarla nella nostra mente al fine di generare un’azione positiva nella realtà.

    “E’ la mente  il principale motore che ti spinge ad agire: se non la predisponi positivamente – in una direzione costruttiva e finalizzata alla realizzazione dei tuoi obiettivi – difficilmente potrai attuare azioni efficaci per realizzare ciò che desideri. Ecco perché nutrire la propria mente con immagini e visualizzazioni positive è fondamentale.”

    Oltre all’elaborazione dell’immagine di chi vogliamo essere esiste un altro punto di fuoco/ focus determinante: avere la visione consapevole di cosa siamo.

    Le tecniche di esplorazione del corpo e del respiro ci accompagnano in questa ricerca: 

    la consapevolezza della propria forma/ energia e del proprio respiro diventano un’ ulteriore risorsa interiore che sostiene l’energia positiva dell’immaginazione e ne amplifica il potere.

    Ora la domanda la faccio a te: quanto sei disposto a cambiare la tua immagine per proiettarti in una situazione attuale, positiva e vincente?

    Il periodo che stiamo vivendo porta con sé dubbi ed incertezze che minano la nostra capacità di andare oltre il momento, con visioni positive e prospettive di crescita.

    Questa sensazione limitante e di confusione, rispetto agli schemi che da sempre ci hanno proposto e sulla base dei quali ci siamo formati, ha un’incidenza a livello trasversale.

    La fiducia cioè l’atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità è oggi un obiettivo ricercato da tutti:  manager, collaboratori, aziende.

    Il distanziamento ha portato con sé nuove criticità : in azienda il non poter vedere i propri colleghi / collaboratori può creare sfiducia nel fatto che stiano effettivamente lavorando. 

    Il dubbio porta a maggiori richieste da parte dei manager che si riversano sul benessere dei collaboratori intenti a ricercare un nuovo equilibrio tra vita e lavoro.

    Risultato : lo stress lavorativo di ognuno di noi si accentua.

    Si genera così da un lato la paura di non godere la fiducia dei capi, e dall’altro quella di non avere strumenti a cui affidarsi per attuare dinamiche di controllo e microgestione a distanza.

    Dobbiamo (ri) imparare a fidarci

    Occorre un “cambiamento di direzione” della forma – pensiero.

    Sostenere la nostra capacità di generare immagini e costruire azioni.

    Sostenere una maggiore creatività e apertura mentale, recuperando l’entusiasmo in noi stessi, e nell’ambiente che ci circonda.

    Ma non solo: la motivazione, ora più che mai, deve creare un sistema unico che ingloba quello aziendale e quello di vita affinché si possa avanzare insieme, uniti ma separati, anche a distanza.

    Nella vita come in azienda vanno sviluppate capacità nuove e specifiche :

    • Maggiore creatività, entusiasmo e motivazione
    • Nuovi schemi mentali
    • Ampliamento capacità di osservazione
    • Trasformare le re-azioni in azioni consapevoli
    • Incremento capacità di lavorare in team

    Capacità che ci permettono di affiardci: a sé , agli altri , a quello che l’oggi ci propone e, con fiducia rafforzare le basi sulle quali costruiamo il domani, senza limiti e paure.

    “Pensa, credi, sogna e osa.” – Walt Disney

    Esercizio:

    Ti suggeriamo di approfondire questo tema, leggendo uno di questi libri:

    • Fiducia e sfiducia. Imparare dalle delusioni della vita” di Krishnananda e Amana
    • Sullamore e la solitudine” di Krishnamurti
    • Manuale del Guerriero della luce” di Paulo Coelho

    oppure guardando il film “I sogni segreti di Walter Mitty“.

    ENERGYOGANT

    Il metodo Energyogant concreto e misurabile, ha come intento il miglioramento e il sostegno dell’energia personale anche nei momenti di alto impatto lavorativo.

    E’ suddiviso in 4 macro aree all’interno delle quali vengono forniti strumenti e feedback per sviluppare energia, creatività, concentrazione e vitalità nel singolo, migliorando il  benessere organizzativo.

  • Il metodo

    La leadership emotiva passa attraverso l’energia del corpo

    Nel 2005 sono stata operata alle corde vocali perchè avevo un nodulo che ostruiva il passaggio del suono. Le corde vocali si erano irrigidite e mi ritrovai completamente afona.

    Per il mio lavoro in particolare, sempre a contatto con le persone, anche nell’insegnamento, era un disagio penalizzante.

    Ma è stata anche la mia fortuna.

    Venivo da un’esperienza aziendale di leadership tradizionale, up & down, e la mia difficoltà principale era “starci dentro”.

    Avevo un ruolo manageriale e il lavoro mi piaceva, ma ero sempre in conflitto con ciò che sentivo e con l’ambiente aziendale.

    Ecco che il sintomo fisico mi arrivò proprio colpendo la gola. 

    Non riuscivo a comunicare quello che ero. 

    Le mie corde vocali erano impregnate di un miscuglio di emozioni, di conflitto e dolore.

    Lavoravo già da parecchi anni sull’intelligenza emotiva e le emozioni nel corpo, mi ero laureata con una tesi sulla comunicazione non verbale, ma era più facile riconoscerle negli altri che in me.

    Dopo il 2005 ho compreso che, se non mi fossi presa la responsabilità di lavorare in primis su di me, non avrei mai potuto guidare, ispirare nessun altro, nemmeno i miei figli, anzi soprattutto loro.

    Non ci addentriamo in questa sede sul significato dell’intelligenza emotiva essendoci una bibliografia amplissima e, trovando in Goleman, il padre dell’intelligenza emotiva.

    Saper guidare è un’abilità importante per chi lavora in gruppo. Che si tratti della direzione di un’impresa o della necessità di motivare i colleghi, essere capaci di ispirare e dirigere è fondamentale per raggiungere qualunque obiettivo.

    Goleman ci parla di 6 tipi di leadership emotiva ma ci dice anche che non esiste uno stile di leadership emotiva migliore di altre. 

    Si basano tutti sulla capacità di capire le emozioni altrui.

    Ma come faccio a comprendere le emozioni altrui se non riconosco le mie?

    E’ importante notare che molte persone non riescono a capire le proprie emozioni perché non sanno interpretare bene i segnali inviati dal proprio corpo. 

    Solitamente associamo le emozioni a un sentimento, ma in realtà tutte le emozioni partono da una sensazione fisica. Questo vuol dire che, indipendentemente dal nostro grado di confusione, possiamo entrare in contatto con un’emozione prestando attenzione a cosa succede al nostro corpo.

    Essere consapevoli del proprio corpo può sembrare la cosa più semplice.

    In realtà scopriamo che non è proprio così. 

    Se stiamo fermi non lo sentiamo. Se camminiamo siamo distratti da altre sensazioni.

    Le ragioni per cui e’ importante essere consapevoli del proprio corpo sono :

    • la consapevolezza del proprio corpo è un evento in continuo movimento che ci ancora al momento presente
    • le sensazioni fisiche sono porte d’ingresso per riconoscere le proprie emozioni
    • le sensazioni fisiche accompagnano i processi di pensiero e, a volte, attivano pensieri ripetitivi
    • la consapevolezza corporea riduce l’eccessiva identificazione con gli stati mentali negativi
    • ci permette di incontrare, in modo delicato, quello che tendiamo ad evitare emotivamente

    Evitare di sentire il corpo ha una ragione principalmente pratica: evitare di sentire le emozioni.

    E’ piu’ accettabile avere una tensione sulle spalle, piuttosto che sentire la rabbia; avere un vuoto allo stomaco piuttosto che sentire la paura.

    Quindi il  primo passo è sicuramente allenarsi ad ascoltare il proprio corpo.

    Vantaggi e Svantaggi della leadership emotiva

    La sfida è riconoscere vantaggi e svantaggi della leadership emotiva e “surfare” in equilibrio tra il fare e il sentire, l’imporre e l’accogliere, l’azione e la riflessione. 

    Tutto ciò ha a che fare con la nostra energia personale maschile e femminile. 

    • Prosperare in periodi di caos e di cambiamenti turbolenti
    • Essere sincero nel comunicare verità “dolorose”
    • Ispirare, generare, rendere sentito l’obiettivo dell’azienda
    • Promuovere innovazione e creatività
    • Creare relazioni cordiali e durevoli sia all’interno che verso i clienti
    • Essere empatici ma autorevoli

    La leadership emotiva comprende ognuna di queste possibilità.

    Come qualunque altra competenza o approccio, può avere  aspetti positivi e negativi. Considerarli ci aiuterà a decidere se fare appello alle emozioni sia la scelta più adeguata o se, al contrario, sia meglio ricorrere a un approccio più basato sulla logica e meno sull’empatia.

    Vantaggi:

    Non si può negare che dirigere un gruppo avendo a disposizione una buona dose di intelligenza emotiva offre benefici di ogni tipo. Tra i principali troviamo un ottimo equilibrio tra il raggiungimento degli obiettivi e buone relazioni all’interno del gruppo. Questo probabilmente significa dover sacrificare, in certa misura, l’efficienza dell’impresa, in cambio offrirà maggiore benessere ai dipendenti.

    Un buon leader emotivo deve essere capace di valorizzare le qualità dell’equipe, di aiutare gli altri a scoprire e sviluppare talenti e competenze. Uno dei risultati sarà una maggiore motivazione del gruppo, fondamentale per il buon andamento dell’azienda.

    Svantaggi:

    Adottare la leadership emotiva, tuttavia, può non essere sempre ottimale. In alcune circostanze potrebbe dare corso ad una serie di ripercussioni negative, tra cui:

    • Portare il leader ad agire in modo impulsivo. Un atteggiamento simile può essere svantaggioso per l’azienda e per il raggiungimento degli obiettivi nel caso in cui richiedano un orientamento più razionale.
    • Causare problemi di autocontrollo. In alcune occasioni, un leader deve prendere decisioni difficili, dure a livello emotivo. Un eccesso di empatia può rendere la gestione complicata o andare contro il processo stesso.
    • Provocare fluttuazioni emotive. Un eccesso di empatia o connessione con le proprie emozioni può far sì che queste influiscano troppo sullo stato d’animo del leader. Un leader, in linea di massima, deve essere un esempio di solidità e stabilità; diventa invece complicato esserlo quando si è in balia di emozioni non controllate.

    Come l’intelligenza emotiva influenza la leadership emotiva

    L’intelligenza emotiva può essere riconosciuta come l’insieme di specifiche capacità quali: consapevolezza, padronanza di sé,  motivazione, empatia, abilità nelle relazioni interpersonali, che permettono di utilizzare le emozioni come un patrimonio di ricchezza a vantaggio nostro e della collettività.

    L’IE ( intelligenza emotiva) incontra la leadership là dove si manifestano capacità di: 

    • ascolto
    • empatia
    • autorevolezza
    • capacità di ispirare gli altri a partire da ciò che li motiva, capacità di creare un ambiente emotivamente sicuro
    • influenzare emotivamente i propri collaboratori, saperli motivare innescando sentimenti positivi e riuscendo a liberare l’espressione del talento personale

    Goleman in Leadership emotiva. Una nuova intelligenza per guidarci oltre la crisi, afferma che Il leader emotivo è una persona “dotata di uno speciale talento di calamita limbica” che ha la capacità di creare risonanza, di stimolare comportamenti che permettano di suscitare emozioni positive, entrando in contatto e influenzando il cervello emotivo dei propri collaboratori.

    Come afferma Goleman, “ I leader sanno scuoterci. Accendono il nostro entusiasmo e animano quanto di meglio c’è in noi.”

    La leadership emotiva è sinergia tra energia maschile e femminile

    La cultura occidentale ha da sempre scelto lo sviluppo dell’intelligenza cognitiva e ha fatto della mente e del logos la propria coppia d’assi, ignorando che le emozioni sono alla base di ogni comportamento umano. 

    Così sono stati costruiti i nostri modelli di management, e il ruolo di leader costruito su valori maschili, indipendentemente dal gender del leader, e per tradizione associato al concetto di forza, decisione, e razionalità.

    Sarebbe riduttivo negare che valori come empatia, nuova leadership, balance sono entrati a livello concettuale nelle organizzazioni ma non ne permeano ancora il terreno.

    Definiamo il femminile come l’energia dell’emotività, dei sentimenti, della sensibilità e della ricettività, della cura, della creatività. Viceversa il maschile richiama razionalità, azione, freddezza, coraggio, lealtà, individualismo e spinta all’avere. Il femminile è per lo più interiore e si declina nella cura del particolare, nell’andare dentro. Il senso prevalente è il tatto, legato alla carezza, al gesto che guarisce. L’energia maschile è orientata al sociale, al dominio, all’andare verso l’esterno e conseguentemente la vista prevale sugli altri sensi.

    Come  attuare una trasformazione a favore di una  leadership emotiva?

    Un primo passo è osservare in che equilibrio sono le nostre 2 energie maschili e femminili.

    Perché il successo di un’autentica leadership emotiva deve tenere conto del proprio femminile. Altrimenti il conflitto interno si manifesta all’esterno e non siamo riconosciuti.

    Permettere all’uomo di riconoscere le proprie emozioni significa integrare la propria energia femminile. Permettere alla donna di esprimere il potere femminile con le caratteristiche del femminile permette di abbassare il disequilibrio dell’energia maschile della donna in azienda.

    Per esercitare una bisogna riscoprirsi esploratori.

    Fare l’esploratore significa sapersi muovere su qualsiasi tipologia di terreno, sapersi orientare in qualsiasi momento della notte e del giorno, riconoscere i pericoli affrontarli e trovare la giusta soluzione. Ecco perché oltre al piano delle competenze, è opportuno sapersi destreggiare in ogni occasione che si presenta.

    Ma fare l’esploratore significa anche ascoltare, accogliere il sentiero. Fidarsi di sé e dei propri compagni di viaggio. Prendersene cura affinché la traversata sia sicura per tutti, per sé, per loro, per il mezzo di esplorazione e per la meta da raggiungere.

    E’ con questo spirito, e con la ricerca dell’equilibrio tra il proprio maschile e femminile che si affinano gli strumenti da mettere in campo di volta in volta affinché la situazione sia sotto controllo ma non controllata, sia gestita ma non schiacciata.

    In più una leadership emotivamente intelligente si riconosce nella capacità di dare cattive notizie in modo comunque generativo per il gruppo e per le persone. https://www.energyogant.it/la-nuova-leadership-e-adattiva-e-condivisa/

    Tra le principali caratteristiche di coloro che hanno un’alta intelligenza emotiva viene individuato l’essere perenni apprendisti, life-long learners che costantemente sentono il bisogno di crescere, di farsi domande, di imparare cose nuove e in nuovi modi, persone disposte a cambiare le loro idee per aprirsi al nuovo.

    Per concludere in leggerezza, suggerisco di dare un’occhiata alla serie New Amsterdam su Netflix dove Max,  il leader, a mio parere è un buon tentativo di leadership emotiva.

    “Un pittore mi disse che nessuno può disegnare un albero senza diventare in qualche modo un albero; o disegnare un bambino studiando soltanto il profilo della sua forma… ma col guardare per un po’ di tempo i suoi movimenti e i giochi, il pittore entra nella sua natura e quindi può disegnarlo.” (Ralph Waldo Emerson)

    ENERGYOGANT

    Il metodo Energyogant concreto e misurabile, ha come intento il miglioramento e il sostegno dell’energia personale anche nei momenti di alto impatto lavorativo.

    E’ suddiviso in 4 macro aree all’interno delle quali vengono forniti strumenti e feedback per sviluppare energia, creatività, concentrazione e vitalità nel singolo, migliorando il  benessere organizzativo.

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  • Il metodo

    Ti senti stanco quando l’autorità prevale

    La mia sveglia suona molto presto al mattino. Diciamo che quando (poche volte) suona alle 6.30 è troppo tardi.

    Ciò che mi spinge a mantenere l’orario del mattino tra le 5.30 e le 6 è la consapevolezza che ci sono molte cose da fare. 

    Nessuno apparentemente mi obbliga a farle, se non la voce della mia autorità interna. 

    Come libera professionista, mi sento “molto professionista e poco libera“ perchè il mio datore di lavoro è sempre con me. 

    Mi ricorda ogni giorno della settimana e in qualsiasi orario, lui non distingue il mercoledì dalla domenica, cosa avrei dovuto fare, cosa ho concluso e cosa devo ancora fare. 

    E questa sua sollecitazione non andrebbe mai in vacanza, perché conosce solo questa modalità, vuole essere sicuro e stare nella sua “zona di comfort”. 

    Mi richiama continuamente all’azione.

    Di fatto sono grata al mio datore di lavoro interno che mi richiama all’ordine, e mi accorgo della differenza quando non lo fa. Ma sicuramente lui ascolta solo se stesso e non lascia spazio ad altri aspetti preziosi, vitali e nutrienti della mia vita.

    In quest’epoca di dematerializzazione degli uffici non mi sento minacciata, perché ormai da anni ho compreso che lo spazio del mio ufficio riguarda altro, ma la ricerca per affinare dove sta quest’altro è l’aspetto che mi appassiona da anni.

    Si tratta di mettere insieme 3 sedi:

    personalmente, ho compreso che il mio cuore sente le emozioni che mi attraversano ed anche quelle altrui, la mia testa lavora sempre con pensieri che vanno anche nella direzione della mia libertà. Ma il motivo della mia stanchezza e’ la sede della mia anima, essenza, spiritus, sense of life, Vita ognuno la chiami come crede.

    Di fatto mi sento stanca quando la mia anima si sente schiacciata, pressata dalle continue richieste del mio datore di lavoro interno e dalle cose da fare.

    Lo spazio della mia anima si muove su altri paradigmi, per esempio rispetto al concetto di TEMPO. Lei vorrebbe lascialo andare, perderlo per poi recuperarlo.

    Ogni mattina, prima di iniziare la mia giornata, mi occupo di lei attraverso una pratica che, da oltre venticinque anni, ho affinato e migliorato ma è davvero poca cosa, rispetto al suo bisogno.

    Ecco da dove ha origine la mia stanchezza.

    Quando l’autorità esterna o interna ti invade, ti senti stanco.

    Mi aiuta senz’altro prendermi delle giornate promettendo al mio datore interno che recupererò, ma oggi ho la consapevolezza che ne ho bisogno tutti i giorni per alimentare la mia vitalità ed energia, soprattutto per poter essere poi in grado di dare agli altri senza farsi prosciugare.

    Così ho introdotto nella mia quotidianità da smart workers ( a dir la verità ho iniziato molto tempo prima ) oltre alla lista del “to do” anche quella del “to be”: lista di piccole cose ordinarie in cui lascio che la  mia anima respiri, prenda vita senza lasciarsi “ soffocare” dagli impegni.

    Nella mia lista ci sono:

    • momenti di respiro consapevole
    • metto il telefono in silenzioso 
    • bevo acqua ad occhi chiusi
    • attenzione
    • prendersi cura 
    • gratitudine 
    • immaginare

    Queste attività in maniera alternata, le distribuisco nell’agenda della mia giornata.

    Perchè ti senti stanco?

    E’ normale sentirsi stanchi, capita a tutti. E le vacanze servono spesso proprio a questo: recuperare e riposarci.

    Ma la stanchezza non è una ed unica per tutti.

    Distinguiamo 3 tipi di stanchezza:

    Stanchezza del corpo, dopo una corsa, una gara … E’ una stanchezza gioiosa e appagante.

    I nostri muscoli sorridono. E’ una stanchezza che rigenera.

    Stanchezza della mente, quando siamo nella gabbia del criceto e i nostri pensieri girano continuamente. Le nostre palpebre sono pesanti, la nostra testa si sente piena, la mascella e le spalle sono contratte, il cuore è chiuso. E’ una stanchezza da cui si fa fatica ad uscire perchè spesso il sonno non porta rigenerazione e riposo. Anzi. Così potrebbero mostrarsi 2 possibilità per gestire questa stanchezza:

    1. fare qualcosa di fisicamente estremamente faticoso in modo da non poter pensare. La velocità dello sforzo fisico supera quella dei pensieri
    1. prendersi il tempo per esplorare quei pensieri, attraverso la pratica della meditazione. Questa seconda possibilità è sicuramente più complessa.

    Stanchezza del cuore a livello fisico corrisponde con la chiusura del diaframma e con la sensazione di un pugno allo stomaco.

    Ci rendiamo conto della distanza tra le nostre emozioni e sentimenti e quelle dell’altro.

    Pensiamo di essere stati illusi o delusi, o entrambi. Necessitiamo di prenderci cura, cullare il nostro cuore.

    Stanchezza della mente che prevale su corpo e cuore, è la stanchezza del nostro ego, dell’ambizione che vive di corsa per raggiungere e superare tappe, obiettivi, che perde di vista se ciò che sta rincorrendo è ciò che vuole e inevitabilmente si perde il senso del piacere. Il piacere di vivere e la libertà di essere ciò che si è. In questa fase l’unico riposo è 

    “mollare la presa”, lasciare andare.

    In senso fisiologico si può considerare la stanchezza come un segnale di allarme che scatta quando l’organismo si avvicina ai propri limiti. A volte ci sentiamo arrabbiati, infelici ma siamo solo stanchi.

    Le neuroscienze affermano che l’essere umano perde energia se nel suo animo non trova più immagini che lo motivano e che creano nuove connessioni nel suo cervello.

    Un proverbio africano recita:

    Il cammino attraverso la foresta non è lungo se si ama la persona che si va a trovare. 

    Se durante il cammino non hai una direzione, non senti appagato e non ritrovi dentro di te le giuste motivazioni il viaggio può diventare un incubo.

    Alla fine ti senti stanco: stanco perché’ sei “scollato” da te!

    L’insoddisfazione può avere così effetti sul corpo e sulla mente, per cui non va sottovalutata, ma bensì riconosciuta e affrontata per trasformarla in un motore positivo per il nostro benessere.

    In una società dove tutto è possibile ma poco è effettivamente raggiungibile per i più, il terreno è molto fertile per il proliferare di insoddisfatti cronici e quindi di immotivati perennemente stanchi: stanchi di iniziare, stanchi di cercare, stanchi di pensare, e di agire.

    Le principali forme di insoddisfazione sono collegate alla natura dei bisogni umani:

    1. non sentirsi realizzati nei ruoli professionali e in quelli privati
    2. non sentirsi importanti
    3. non sentirsi amati o di appartenere
    4. non avere una vita stimolante e varia
    5. non soddisfare i bisogni primari (sessuali, deprivazione sensoriale etc.)

    Ti senti stanco quando provi gratitudine? 

    Essere grati vuol dire prima di tutto osservare e riconoscere.

    Vuol dire sapersi fermare, nonostante il ritmo frenetico della vita quotidiana, ed imparare ad ascoltarsi, a leggere nei meandri della propria anima, colei che sa sempre cosa vuole e il cammino da percorrere. 

    La nostra anima sa, lei bussa alla nostra porta costantemente. E’ la nostra struttura egoica (nessun giudizio negativo sul nostro ego) che prevale e non ascolta. Ad un certo punto l’anima, per poter essere ascoltata, ci manda sintomi nel corpo fisico e anche lì a volte stentiamo ad ascoltare. 

    Tipicamente accade con la stanchezza, che deve proprio farci stramazzare a terra per fermarci.

    Conoscersi e ri-conoscersi vuol dire anche imparare a fidarsi di sé

    Essere coscienti di chi siamo, cosa stiamo vivendo e chi intorno a noi collabora (persone, natura, contesti) alla nostra migliore espressione, significa sviluppare attenzione, e ciò ci restituisce la percezione di senso del nostro agire, del nostro valore, evitando sovraccarichi fisici e dispersione di energia.

    I benefici della gratitudine influiscono positivamente anche sulla carriera e sulla quotidianità: lo riporta Forbes, citando lo studio di Bersin&Associates, che le aziende che “eccellono nel riconoscimento dei lavoratori” sono 12 volte più propense a ottenere rilevanti risultati di business. 

    A livello psicofisico, invece, il Washington Post riporta le scoperte del ricercatore Robert Emmons dell’University of California, il quale ha compilato una lista di fattori benefici sulla mente e sul corpo causati dalla gratitudine consapevole: nel dettaglio, praticare gratitudine abbassa i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, del 23%, riduce del 7% i sintomi di infiammazione nei pazienti con insufficienza cardiaca, combatte la depressione, diminuisce la pressione sanguigna e migliora la qualità del sonno. Per essere efficace, però, la gratitudine dev’essere coltivata ogni giorno. 

    “Grazie” è il plurale di “grazia”

    Nella mistica di tutte le religioni esiste il concetto di “grazia”, come dono che proviene da un regno altro a quello umano: la grazia come qualcosa di divino dunque, eppure reale, come sentimento che ci inonda, ci sorprende e ci rende grati.

    La semplice riconoscenza nei confronti dell’esistenza, di ogni nuovo momento presente, può dare nuova linfa al nostro vivere, infondendo anche al nostro agire una qualità completamente differente da quella che esperiamo quando guardiamo il mondo a partire dalla “mancanza”.

    Una pratica di gratitudine è quella di prendersi tutti i giorni 5 minuti per ringraziare : persone o qualcosa che vi è capitato, oppure scrivere (aiuta molto) cosa è andato bene e cosa può essere migliorabile. 

    Annotare  le cose belle che sono capitate a noi o agli altri aumenta la nostra vitalità ed energia.

    Fare apprezzamenti.

    Ringraziare i collaboratori per un successo ottenuto.

    La gratitudine è un’abitudine.

    Quando ti senti stanco non ti accorgi dei ladri di energia 

    Apportare il giusto nutrimento a sostegno della nostra energia è necessario affinché la nostra vitalità si possa manifestare attraverso il corpo ( in azioni focalizzate ed efficienti), i pensieri ( a sostegno di creatività e brio mentale) e le emozioni ( a favore di positività e fiducia nel futuro).

    La sfida del momento è riuscire ad essere propositivi per se stessi, e come leader, anche per i propri collaboratori.

    In una fase storica di smaterializzazione del posto di lavoro e di distanziamento fisico, e quindi di poca empatia, sostenere e dare strumenti per superare la stanchezza diventa prioritario per continuare ad avanzare verso quello che il futuro ha in serbo per noi.

    Chi sono i ladri di energia?

    Non sono solo le persone, i famosi “vampiri “ del lamento, ma le anche nostre abitudini quotidiane.

    Alcuni spunti : 

    • “Always on”, essere sempre connessi, perchè non è salutare
    • Pensieri negativi che influenzano la nostra lucidità mentale, perché le frequenze si riconoscono e si attraggono
    • Alimentazione sbilanciata che sottrae invece che ricaricare, perchè una pancia piena non significa sempre benessere
    • Mancanza di atti di gratificazione personale, perchè non sempre sono gli altri a doverci riconoscere
    • Promesse mancate
    • Non accettare
    • Non perdonare
    • Rabbia e risentimento
    • Incapacità a dire di no, perché sottrarsi non è resa ma una decisione.

    ENERGYOGANT

    Il metodo Energyogant concreto e misurabile, ha come intento il miglioramento e il sostegno dell’energia personale anche nei momenti di alto impatto lavorativo.

    E’ suddiviso in 4 macro aree all’interno delle quali vengono forniti strumenti e feedback per sviluppare energia, creatività, concentrazione e vitalità nel singolo, migliorando il  benessere organizzativo.

  • Il metodo

    La paura di esprimersi si supera con l’ascolto

    L’ascolto è un’arte!

    Ascoltare non è un senso che abbiamo dalla nascita, non ha a che fare con l’istinto.

    Ascoltare non vuol dire solo sentire le parole, vuol dire anche capire ciò che l’altro non dice ma che comunica con tutto il corpo. 

    Ascoltare comporta l’osservare.

    Ascoltare vuol dire fare silenzio dentro di noi, per essere disponibili all’altro.

    Porre attenzione all’altro.

    Nel momento in cui commentiamo, reagiamo, prepariamo la nostra risposta ecc., non ascoltiamo più e amplifichiamo nell’altro la paura di esprimersi.

    Silenzio esteriore e interiore sono altresì importanti. 

    Il silenzio esteriore permette all’altro di parlare, mentre il silenzio interiore consente a chi ascolta di provare sensazioni e accompagnare la persona ascoltata. Sentirla.

    Gli ingredienti dell’ASCOLTO

    L’ ascolto ha a che fare con 2 elementi fondamentali:

    l’ATTENZIONE e il SENTIRE.

    Quando imparo ad ASCOLTARMI con chiarezza, aumenta la fiducia in me stesso, il senso del valore che mi attribuisco e la consapevolezza che nessuno è perfetto e che posso permettermi di sbagliare. 

    Ecco che inizia a sciogliersi un po’ anche la paura di esprimersi.

    Per imparare ad ascoltarmi devo mettere in campo la capacità attentiva.

    Essere attenta/o ai giochi della mia mente, ai sintomi del mio corpo, che spesso hanno messaggi importanti da trasmettere, alle sensazioni che percepisco.

    Per imparare ad ascoltarmi devo imparare a sentirmi. 

    Sentire implica riconoscere le emozioni che provo, individuare come e dove le provo attraverso il corpo, implica creare una relazione con la parte più intima di Sé, con la propria energia femminile, al di là del gender.

    Quando mi ascolto ( pongo attenzione e mi sento) mi rafforzo e mi fido.

    Se l’attenzione e il sentire sono gli elementi fondamentali dell’ascolto, il passo successivo e’ la fiducia.

    Quanto ti fidi di te stesso ? Di ciò che senti e di ciò che pensi ?

    Sembra semplice. Eppure fidarsi del proprio sentire e’ l’ultima cosa che mettiamo in atto. 

    Quante volte capita di sentire, nella primissima impressione, disagio, fastidio, rigidità rispetto ad una persona e/o ad una situazione, un ambiente e di non prendere minimamente in considerazione quelle sensazioni, dando spazio assoluto al nostro pensiero cognitivo, analitico e razionale, salvo poi ricordarci, quando le cose non sono andate come desideravamo che, sin dall’inizio, avevamo percepito che qualcosa non andava ? Capita quasi sempre.

    Tutte le volte che non si e’ stati capaci di ascoltarsi, si è alzato il volume dell’insicurezza e del giudizio nei confronti di noi stessi: aumenta così  la paura di esprimersi.

    Insicurezza e giudizio rispetto a chi e a che cosa ? Rispetto al nostro giudice interiore e alla “persecutoria” idea di perfezione.

    The missing Piece: una favola per adulti

    Harold S. Kushner nel libro “ Nessuno ci chiede di essere perfetti, nemmeno Dio “ racconta una favola The Missing Piece di Shel Silverstein.

    C’era una volta un cerchio a cui mancava un pezzo.

    Gli avevano tagliato via un grande spicchio triangolare.

    Il cerchio voleva essere integro, senza parti mancanti, così cominciò a cercare il pezzo che gli mancava.

    Ma siccome non era completo, riusciva a rotolare  per il mondo solo molto adagio e così ammirava i fiori lungo la via, chiacchierava con le farfalle e si godeva il sole.

    Trovò moltissimi pezzi ma nessuno andava bene. 

    Alcuni erano troppo grossi, altri troppo piccoli. 

    Alcuni troppo quadrati, altri troppo a punta. 

    Perciò li lasciava sul ciglio della strada e riprendeva la ricerca. 

    Un bel giorno ne trovò uno che gli andava a pennello. 

    Come fu felice ! Finalmente sarebbe stato integro, senza parti mancanti. Incorporò il pezzo e cominciò a rotolare. 

    Adesso che era un cerchio perfetto, rotolava velocissimo, troppo per osservare i fiori e parlare con le farfalle.

    Quando si rese conto di come sembrava diverso il mondo, ora che lo percorreva rotolando così veloce, si fermò, lasciò il pezzo mancante sul ciglio della strada e piano piano se ne rotolò via di nuovo, cercando il suo pezzo mancante.

    Morale : siamo più integri quando ci manca qualcosa! 

    Non ci viene chiesto di essere perfetti, ne’ di non commettere errori, ma di essere integri.

    Essere integri significa accogliere tutti i nostri pregi e i nostri difetti e comprendere che siamo perfetti così come siamo. Siamo unici nella nostra imperfezione.

    Essere integri significa superare il bisogno di fingere di essere perfetti e la paura di venire rifiutati perché non lo siamo.

    La paura, cioè, di manifestare noi stessi. 

    E manifestando, scegliere.

    Spesso non sappiamo chi siamo, non abbiamo chiaro cosa vogliamo e ancora meno come esprimerlo.  Ciò che vogliamo ha un significato determinante nella sua ricerca e nella scelta. 

    Il volere non è un obiettivo, un oggetto, un profitto da raggiungere, ma una espressione autentica di noi. 

    Fa ciò che vuoi

    Nel Libro “La storia infinita” romanzo fantastico dello scrittore tedesco Michael Ende, pubblicato nel 1979 viene consegnato al protagonista l’ AURYN, l’amuleto che rappresenta l’Infanta Imperatrice, con l’imperativo “Fa ciò che vuoi” 

    “questo vuol dire che posso fare tutto quello che mi pare?”

    “No, vuol dire che devi fare quel che è la tua vera volontà, e nulla è più difficile.” è la risposta.

    Sant’ Agostino, nel Commento alla Prima Lettera di San Giovanni scrive “Ama, e fa’ ciò che vuoi”. Come a ribadire l’importanza di seguire profondamente l’amore come principio-guida.

    Se non ci siamo ascoltati, se non siamo consci della nostra volontà, e magari ci troviamo in un ambiente incerto, la nostra espressione si fa reazione scomposta e non azione. 

    E’ un pò come quando al ristorante non sappiamo cosa ordinare: se non sai cosa ti piace, sceglierai con probabilità un piatto che poi non ti soddisferà a pieno, o prenderai quello che hanno preso gli altri, o rinuncerai. 

    Certo hai scelto/ agito ma hai anche perso l’occasione di nutrire te stesso con consapevolezza.

    Se conosci chi sei, cosa vuoi, qualunque scelta ti soddisferà perchè non è la scelta in sè che ti nutre ma la consapevolezza e l’emozione nel farla e nel viverla.

    Allenarsi a tutto ciò significa osare, significa accettare di sbagliare, accogliere anche la possibilità che l’altro ci rifiuti e non per questo sminuisca il nostro valore.

    Nella tua realtà aziendale oggi quanto ancora  inficia la paura di esprimersi con la qualità di risultati, la proposta di soluzioni, la tua creatività ?

    Conosci te stesso

    Conoscersi è un viaggio che ci porta all’interno.

    L’ascolto del corpo è il primo passo. 

    La  fiducia nei pensieri, il contatto con le emozioni, la libertà concessa a noi stessi sono i successivi.

    Come liberarsi dalla paura di esprimersi, di esporsi e manifestarsi in sicurezza?

    Ascolta chi sei 

    Nella pratica Yoga ritroviamo il concetto di Svadhyaya: lo studio del Sè

    Svadhyaya è il penultimo Nyama descritto da Patanjali negli Yoga Sutra. 

    E’ un dovere che dobbiamo prendere verso noi stessi per  ricercare la nostra autenticità. 

    Diventando consapevoli di cosa non siamo, possiamo poi progredire nella comprensione di ciò che siamo, di cosa ci piace fare, dei nostri gusti, dei nostri desideri.

    Più ci avviciniamo a noi stessi più avremo chiarezza, ma anche consapevolezza, delle risorse interne che ci sono state naturalmente donate, che ci guidano nelle scelte della nostra vita, nella direzione da prendere, nel rapporto con gli altri.

    Associare un’emozione a un punto fisico ci restituisce una visione chiara di cosa ci sta succedendo: se abbiamo un dolore alle spalle forse ci stiamo caricando di responsabilità che non riteniamo siano di nostra competenza. 

    Se il sonno ci coglie spesso può essere che abbiamo perso di vista il nostro obiettivo perché quando c’è la voglia di raggiungerlo è più forte di qualsiasi distrazione, più gratificante di qualsiasi sosta a riposare.


    Se abbiamo fitte ai reni, forse la paura ha preso il posto dell’energia vitale.

    Abbi fiducia in ciò che pensi

    Spesso capita che in momenti di necessità le intuizioni risolvano la situazione.

    Albert Einstein diceva: “La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un servo fedele. Abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono”

    Avere un’intuizione significa scoprire ciò che era nascosto, qualcosa che non era di per sé evidente, senza l’aiuto del pensiero logico-razionale.

    Quanto ci fidiamo delle nostre intuizioni? Solitamente molto poco.

    A volte perché non abbiamo la giusta predisposizione all’ascolto, altre perché lasciamo vincere la paura di sbagliare.

    Seguire un’intuizione, un pensiero, presuppone una fiducia in Sé radicata.

    Inoltre il possibile sbaglio porta nervosismo, inadeguatezza e infelicità. 

    Quando ci capita, perchè capita a tutti, ci immedesimiamo in queste emozioni, le registriamo, ricordiamo e le evochiamo nel momento della scelta successiva.

    Perchè non facciamo lo stesso con le emozioni associate ai traguardi raggiunti, alle vittorie, ai risultati consolidati? 

    Perché siamo programmati per riconoscere i traumi e minimizzare la potenzialità delle nostre risorse? Quante volte realmente lo sbaglio ha creato conseguenze dannose quanto quelle immaginate?

    Occorre avere fiducia in Sé, e in ciò che facciamo.

    Ognuno di noi ha risorse profonde e qualità che chiedono di nascere e di essere vissute. Accorgersi delle esperienze positive, rafforza la fiducia in noi stessi e riprogramma il circolo mentale legato alla paura dello sbaglio.

    La fiducia oltre ad essere riposta nella nostra mente dobbiamo riporla anche nel corpo: una macchina perfetta che se equilibrata ha soluzioni infinite e sempre evolute per adattarsi e rispondere a qualsiasi tipo di sollecitazione o aggressione. 

    Il nostro corpo e il miglior packaging mai realizzato. Siamo l’espressione massima dell’evoluzione e siamo in continuo divenire. 

    Ricerchiamo quindi con fiducia le risorse interne, e attraverso pratiche e buone abitudini anche il corpo ci sosterrà. Le nostre scelte diventeranno manifestazioni di noi e non solo azioni scomposte nel tempo e nello spazio. La nostra paura di esprimersi si dissolverà lasciando spazio al flusso creativo.

    Mettiti in contatto

    L’ascolto del proprio corpo e delle sue sensazioni ci porta alla necessità di creare connessioni tra l’interno e l’esterno.

    Tra quello che pensiamo, auspichiamo e il nostro modo di esprimerlo.

    In questo modo la nostra espressione sarà libera ed energica.

    Se sono in buona salute, la mente lucida, gli obiettivi chiari e in linea con le mie necessità la parte espressiva si alleggerisce perché sostenuta da forti convinzioni ed elasticità mentale e fisica.

    La manifestazione non diventa urgente, necessaria, rischiosa ma naturale e funzionale al mio ruolo. E più utile per l’azienda.

    Questo non significa che l’altro accoglierà o riconoscerà per buono,costruttivo, geniale il tuo intervento o la tua proposta. Tu lo farai. E così avanzerai con rispetto  per te stesso e immedesimazione nel tuo lavoro connettendo risorse, energie e sentimenti positivi a quello che fai.

    In questo percorso manca un passaggio: concedere a se stessi la libertà.

    Concediti Libertà

    La libertà di cambiare idea.

    La libertà di sbagliare.

    La libertà di avere paura.

    Queste libertà, se vissute in consapevolezza diventano passaggi ad uno stadio di migliore espressione del Sé.

    La consapevolezza che deriva dall’ascolto produce un effetto “brezza” che riconosce ognuna di queste libertà e poi, come nuvole nel cielo, le lascia passare senza che queste diventino muri o ancore per la fondamentale libertà di espressione del Sé che è alla base della nostra esistenza.

    Non limitiamo le nostre potenzialità. Anche la fisica quantistica ci ricorda che siamo immersi in un universo di infinite possibilità dove la coscienza, il Sé , è protagonista e co-creatrice della realtà.

    Esercizio 

    Prova a pensare alla  PEGGIOR  COSA che potrebbe succedere se tu osassi dire ciò che pensi a proposito di… (pensa a qualcosa che vorresti dire in azienda e che continui a sottacere) 

    • Fai l’elenco di almeno 3 delle peggiori conseguenze.
    • Respira, chiudi gli occhi e immagina la scena di ognuna di esse.

               Immaginala come se…esattamente… con tutti i dettagli.

    • Con un bel espiro, apri gli occhi e chiediti come stai ora?
    • Osserva se quello che all’inizio ti sembrava una grossa criticità, ora ha assunto una consistenza più leggera.

    Potresti, superare la paura della minaccia e quella di esprimersi e mettere in campo un’azione in quella direzione ?

    Definisci quale azione metterai in essere. Basta una piccola azione.

    Definisci quando la farai. E’ importante per dare concretezza e forza ai tuoi pensieri e renderli azioni.

    Osserva tutte le emozioni che si muovono dentro di te in ogni fase di questo esercizio. E’ in questa osservazione che si attua la trasformazione.

  • Il metodo

    Non violenza e benessere aziendale

    La comunicazione non violenta in azienda.

    Oggi parliamo di non violenza, il terzo degli otto principi vitali dell’azienda e di come incide sul benessere personale e aziendale.

    Alla base di ogni relazione c’è la comunicazione. 

    Il tono, i vocaboli, il tempo e il ritmo che scegliamo per scambiare opinioni, pareri, idee con gli altri, ne determina lo stile.

    Il significato di “comunicare” è proprio “mettere in comune“, ossia condividere pensieri, opinioni, esperienze, sensazioni e sentimenti riguardo ad un argomento.

    Il primo canale di comunicazione è il linguaggio che può essere verbale, paraverbale, cinestesico, ecc. 

    ll linguaggio e’ sempre uno strumento potente, che agisce sia dentro che fuori di noi.

    E’ composto da vibrazioni che vengono emesse in un  “campo” ed ha un potere reale in grado di influenzare  la realtà.

    I nostri pensieri creano la realtà in cui viviamo e si manifestano anche con la parola.

    Il nostro mondo interiore crea il nostro benessere personale e aziendale 

    Il nostro mondo interiore crea la realtà esteriore, per cui le esperienze che viviamo quotidianamente, le persone che attiriamo nella nostra vita, quelli che noi definiamo impropriamente “successi e fallimenti” derivano dalla mente inconscia. Il 95% delle nostre azioni sono dettate e guidate dal nostro inconscio.

    Hai presente un diapason? È un piccolo strumento costituito da un’asticella e da due rebbi. Viene usato nella pratica musicale per produrre la nota “La” e accordare gli strumenti. 

    Se viene percosso e viene posto accanto ad un altro diapason, trasmette ad esso il proprio moto oscillatorio ponendolo in vibrazione senza che quest’ultimo sia stato sfiorato. Questo fenomeno prende il nome di oscillazione simpatica o risonanza acustica e si verifica perché frequenze simili si attraggono.

    Qualcosa di simile avviene nella nostra realtà, i pensieri sono vibrazioni di una determinata frequenza e attirano eventi, episodi della stessa frequenza.

    Ecco quindi svelata la responsabilità che abbiamo dei nostri pensieri e delle nostre parole.

    La nostra comunicazione può essere efficace,ispirante,volgare, aggressiva, violenta.

    La CNV (comunicazione non verbale) è un modo di stabilire un collegamento empatico con se stessi e con gli altri.

    Quando la comunicazione e’ violenta, lo e’ prima di tutto con se stessi.

    Attenzione, non si tratta solo di una violenza urlata e/o esplicitata.

    Fatichiamo ad ammettere di essere persone violente, perché ciò si scontra con i nostri condizionamenti culturali e religiosi.

    Ma la prima grande consapevolezza e’ che spesso mettiamo in campo comportamenti e messaggi violenti nei confronti di noi stessi, quando non ci rispettiamo, quando non ascoltiamo il nostro corpo, quando mangiamo esageratamente, dormiamo poco, lavoriamo come stakanovisti senza riposo, quando non accogliamo le nostre fragilità, non diamo spazio alle nostre emozioni reagendo istintivamente, non ci riconosciamo nella nostra forza ed unicità: anche questa e’ una comunicazione violenta, sicuramente più “silente”, ma spesso molto radicata.

    Quante volte sei violento con te stesso nella tua quotidianità?

    Nella tradizione yogica si parla di AIMSHA = non violenza, come uno dei principi fondamentali. Il termine è una parola sanscrita che afferma il principio di non violenza in senso universale.

    Evitare di far del male ad ogni creatura è la vera sapienza, tutto il resto è ignoranza.

    BhagavadGita

    Ahimsa non è semplicemente non fare del male agli altri, a noi stessi e all’ambiente, NON è un principio passivo, ma è sviluppare un’ATTENZIONE AMOREVOLE verso ogni essere vivente. E’ essere attenti che le proprie azioni siano utili non solo a noi stessi, ma al resto del mondo.

    La violenza è una catena di azioni e reazioni che non hanno fine. 

    La non violenza è spezzare questa catena.

    Quindi più che uno strumento di comunicazione, la comunicazione non violenta diventa un’arte di vivere.

    Si mette al servizio di ciò che è vitalità  in ognuno di noi, mettendoci in contatto con un dinamismo naturale quotidiano, focalizzando l’attenzione sulle azioni che arricchiscono la nostra vita insieme a quella degli altri.

    La comunicazione non violenta incide sul benessere aziendale

    Esiste una relazione stretta tra pensiero, parola e azione.

    La parola è un suono generativo.

    Le religioni e le tradizioni riconoscono il suo potere creativo.

    Nella tradizione indiana è nota la potenza della frequenza vibratoria di ogni parola: i mantra sono strumenti “ energetici” per liberare la mente e potenziare consapevolezza e concentrazione assumendo un valore materializzante e di attrazione.

    Il mantra per eccellenza è il verbo OM, il capostipite di tutte le vibrazioni sonore che tutti noi conosciamo e da cui, come spiega Yogananda, deriva l’infinita potenzialità del suono. 

    Nel Vangelo di Giovanni (Giovanni 1:1) la parola è il primo atto della Creazione “ In principio era il Verbo…”

    Anche nelle favole le parole generano manifestazioni straordinarie: “Abracadabra” o “Apriti sesamo” hanno un valore riconosciuto dalla gran parte della popolazione mondiale.

    Le parole sono  vibrazioni di energia e creano malessere o benessere personale e aziendale: indifferentemente.

    Nel momento in cui parliamo, portiamo i nostri pensieri direttamente sul piano fisico, sotto forma di onde sonore, caricate dal nostro intento, che sta dietro ogni parola pronunciata. 

    Le onde sono frequenze che si connettono a quelle del mondo che ci circonda e plasmano anche chi le pronuncia.

    Scegliere le giuste parole affinché quanto comunicato, dalla voce e dal corpo, moduli l’ambiente e la relazione con l’altro è principio alla base della comunicazione non violenta.

    Allo stesso modo l’offesa o la reazione aggressiva che rivolgiamo all’altro diventa in realtà parte della nostra vibrazione e ci proietta in uno stato distonico.

    Esempio:quando qualcuno ti taglia la strada mentre stai guidando, la tua comunicazione verbale di rabbia esce dalla tua bocca, ma vibra anche all’interno della tua cassa toracica, nella tua bocca dello stomaco, nella tensione delle tue spalle.

    Allenarsi alla comunicazione non violenta genera benessere aziendale 

    È necessario abituarsi a prestare attenzione alla qualità dei suoni che pronunciamo e ai movimenti del nostro corpo, affinché si manifesti l’equilibrio tra pensiero, suono e intento creando l’energia positiva che rende generative le nostre parole.

    Occorre anche avere chiaro il proprio obiettivo, agire per ottenerlo nel rispetto degli altri, senza sensi di colpa o manifestazioni di sfiducia personale in caso in cui ci sia difficile o impossibile raggiungere ciò che si desidera.

    Come definiresti la tua comunicazione?

    Generalmente si identificano 3 stili di comunicazione: passivo, aggressivo e assertivo.

    Comunicazione passiva : la caratteristica principale di questa modalità è la difficoltà ad esprimere le proprie opinioni,o i propri sentimenti, ritenendo gli altri migliori di sé, e temendo il loro giudizio. 

    Comunicazione aggressiva : il comportamento aggressivo è invece tipico di quando si tenta di soddisfare unicamente i propri bisogni prevaricando gli altri. Chi ha uno stile aggressivo ritiene di essere sempre nel giusto.

    Comunicazione assertiva: chi utilizza questo tipo di comunicazione si esprime attraverso la capacità di utilizzare lo stile relazionale e la modalità di comunicazione più adeguati in base al contesto relazionale e all’obiettivo che si vuole raggiungere.

    All’interno della comunicazione assertiva, possiamo inserire la Comunicazione Non Violenta.

    Utilizzando uno stile di comunicazione assertivo non solo si aumenta l’efficacia delle proprie opinioni e azioni ma si diventa anche più indipendenti nel pensiero, nelle emozioni e nelle relazioni con l’altro.

    I passaggi interessanti sono :

    • imparare uno stile di linguaggio aperto e costruttivo: essere attori positivi e non solo reagenti nel contesto aziendale
    • assumere un atteggiamento empatico rispetto al mondo emotivo dell’altro ricordando che tutto è energia, e che noi vibriamo con l’ambiente che ci circonda, e l’ambiente fa lo stesso con noi.
    • rafforzare la fiducia in sé e nelle proprie idee per poterle comunicare apertamente, accogliendo quelle dell’altro senza scartarle a priori
    • farsi UNO armonizzando, grazie alla consapevolezza, la forma verbale (parola) e la forma non verbale (corpo)
    • affrontare le critiche e i conflitti in modo efficiente
    • avere chiaro il proprio intento e non permettere che flussi emotivi personali, toni aggressivi o intimidatori dell’altro, contesti sfavorevoli possano distoglierci dall’impegno nel raggiungerlo.

    La CNV inoltre ci invita a porre attenzione a 4 passaggi fondamentali per rendere la nostra comunicazione costruttiva e generativa di benessere aziendale.

    1. Osservazione:

    Descrivere in modo oggettivo, senza valutazioni, i fatti a cui ci riferiamo o a cui stiamo reagendo.

    1. Sentimenti:

    Riconoscere i nostri sentimenti, ciò che proviamo nel nostro corpo e nel nostro cuore in riferimento a quanto osservato.

    1. Bisogni:

    Esprimere i bisogni soddisfatti o insoddisfatti che hanno causato i nostri sentimenti.

    1. Richiesta:

    formulare una richiesta concreta, positiva, nel presente, che descriva le azioni che in quel momento scegliamo di intraprendere per soddisfare i bisogni umani presenti in noi in quel momento, in quel contesto, con quella persona, ecc…

    ESEMPIO

    Esprimi le tue osservazioni senza giudizi:

    QUANDO OSSERVO (VEDO, INTENDO)… che la tua scrivania e’ sempre piena di fogli, cartelle, penne.

    Esprimi come ti senti:

    IO MI SENTO (IO MI SONO SENTITO)… stanca e avvilita

    Esprimi i bisogni che hanno causato i tuoi sentimenti:

    PERCHÉ’ HO BISOGNO… di correttezza e di collaborazione per il mio tempo e le mie energie.

    Esprimi le tua richiesta concreta, positiva, nel presente:

    MI PIACEREBBE CHE/SARESTI D’ACCORDO… di raccogliere i tuoi fogli e di metterli al loro posto?

    La comunicazione NON verbale implica il potere del Sé

    Dobbiamo allenarci. Noi siamo abituati a reagire ed impegnarci a piegare l’altro, piuttosto che valorizzare e rinforzare le nostre idee.

    Siamo continuamente nello sforzo per raggiungere l’obiettivo velocemente e a tutti i costi senza mollare la presa.

    Produciamo pensieri che possono volgere a nostro favore il momento, dimenticandoci che facciamo parte di un organismo “vivente” più grande che ha regole fondate sul fluire armonico del TUTTO, nel lungo periodo. Non siamo abituati ad accettare il dissenso. Per lo più avanziamo, attingendo anche a comportamenti e manifestazioni violente, pur di difenderci.

    Dovremo ricordarci invece che il pensiero offensivo, espresso in parola o gesto, che rivolgiamo all’altro vibra anche in noi. 

    Perchè se TUTTO è UNO , l’altro sono io.

    E’ necessario quindi acquisire, o solo riappropriarsi di nuovi/ diversi poteri, che si discostano da quanto applicato quotidianamente nella maggioranza dei sistemi relazionali: 

    • Il potere di lasciare andare, abbandonare lo sforzo e fluire con il sistema, del quale facciamo parte.
    • Il potere di accogliere le opinioni positive e le critiche dell’altro
    • Il potere di non reagire dando valore alla questione in modo oggettivo, e non personale.
    • Il potere di esprimersi e muoversi nello spazio generando energie positive per il contesto, e non solo per se stessi.
    • Il potere di riconoscere la validità dell’idea dell’altro mantenendo fisso il focus sulla propria.

    Si tratta sempre di potere, ma e’ un potere vibrante, inclusivo e generativo di benessere personale e aziendale

    Nelle dinamiche sociali e d’azienda le somiglianze, e le differenze legittime, interagiscono per costruire un equilibrio etico per la società e per supportare uno sviluppo differenziato dei legami sociali: il nostro stile di relazione e comunicazione nutre questo equilibrio.

    Partiamo da noi stessi, nutriamoci di coraggio, fiducia e rispetto per noi e per gli altri.

    Assumiamoci la responsabilità di chi siamo.

    Riscopriamo il nostro valore, in modo semplice ed onesto senza sovrastrutture determinate da aspettative o ricatti imposti e condividiamolo per il benessere aziendale e del nostro pianeta.

    Facciamoci portatori di questo nutrimento, così che le nostre parole e azioni si amplificano nell’ambiente!

    ESERCIZIO 1:

    Elenca 5 forme di violenza che manifesti nei confronti di te stesso.

    A fianco a tale elenco scrivi 5 azioni all’opposto che puoi mettere in campo per iniziare a praticare la non violenza nei confronti di te stesso.

    Esempio:

     Non sono mai contento dei miei risultati. 

    Riconosci un tuo risultato raggiunto (valgono anche piccole cose) e scriviti un pensiero di apprezzamento. 

    —–

    ENERGYOGANT

    Il metodo Energyogant concreto e misurabile, ha come intento il miglioramento e il sostegno dell’energia personale anche nei momenti di alto impatto lavorativo.

    E’ suddiviso in 4 macro aree all’interno delle quali vengono forniti strumenti e feedback per sviluppare energia, creatività, concentrazione e vitalità nel singolo, migliorando il  benessere organizzativo.

  • Il metodo

    Riconoscere il valore del tempo rende la pazienza strategica e produttiva

    “La pazienza è la forza del debole, l’impazienza la debolezza del forte” Immanuel Kant

    Abbiamo introdotto, la scorsa settimana, gli 8 principi vitali dell’azienda, secondo myHARA, dando in primis risalto alla FIDUCIA

    Se imparo a fidarmi e a dare fiducia inevitabilmente entro in una relazione strategica con il secondo principio: la PAZIENZA.

    La pazienza come capacità di saper aspettare. 

    La pazienza come vitalità e benessere.

    La pazienza è un’energia femminile, di attesa, di ascolto, di osservazione ma anche di non mente. 

    Nella pazienza smetti di pensare, ti fidi e ti affidi.

     La pazienza senza tempo non esiste

    La pazienza è intrinsecamente  collegata al riconoscere il valore del tempo, del non agire come preludio per la migliore azione nel futuro.

    Eppure, solitamente, per vissuti ancestrali, la parola pazienza non ci risulta molto simpatica!

    Ci riporta ad un senso antico di rassegnazione e di conseguenza a non riconoscere il valore del tempo, sorgente di ricchezza e nutrimento.

    Pazienza e tempo sembra non vadano più d’accordo ai nostri tempi!

    Ogni giorno controlliamo costantemente i nostri smartphone per verificare le reazioni alle nostre mail, alle immagini condivise, per i messaggi condivisi per i quali siamo impazienti per le risposte. 

    Abbiamo anche il flag azzurro ai messaggi che contribuisce alla nostra impazienza.

     Vogliamo quel feedback e soprattutto, lo vogliamo subito.

    Una reazione, un riconoscimento, un colpo di adrenalina al nostro sistema.

    Adattandosi a “relazioni tecnologiche” ci siamo riprogrammati a pensare/ sentire come un prodotto tecnologico: a ritmo immediato, frenetico, iperattivo, sterile.

    Comunichiamo a “slot” di tempo. Quarantacinque minuti, mezz’ora, un quarto d’ora.

    Ecco che il nostro riconoscere il valore del tempo svanisce.

    Il tempo non esiste, dice il fisico Carlo Rovelli. 

    Certo lui si rivolgeva agli atomi e alla fisica quantistica ma, letto così, dalla finestra della nostra quotidianità e della nostra vita social/digital, come dargli torto.

    Eppure, sembra molto importante per noi riconoscere il valore del tempo o meglio, la pretesa che gli altri ce lo riconoscano.

    La nostra urgenza di riconoscimento e gratificazione ci porta a trascurare chi siamo, cosa sentiamo e ad essere sempre “esposti” fuori da noi.

    Siamo alla rincorsa di un traguardo che è destinato a non arrivare mai.

    E proprio per questo, sempre in un vortice di frenetica ricerca di un significato e, per necessità di omologazione ad un modello, pretendiamo che gli altri riconoscano lo stesso valore che noi diamo al nostro tempo.

    Tutto ciò ci porta in una dimensione di stress, ansia, errori, pensieri circolari che ci intrappolano e ci consumano.

    Riconoscere il valore del tempo non ha nulla a che fare con una serie di numeri che si susseguono nelle lancette che fanno il giro, negli appuntamenti da schedulare, nelle scadenze come ultimatum.

    La pazienza è il luogo dell’esistere.

    Il tempo è molto di più. E’ il luogo dove noi esistiamo.

    Le nostre emozioni vivono nel tempo e i nostri sogni fluttuano con lui. 

    Il valore del tempo è l’essenza del fluire della vita, il flusso che ci accompagna nella traversata. E’ in questo luogo che emerge la  pazienza come strategica e produttiva.

    Il tempo è lo spazio che la vita ci concede per esprimere noi stessi, nel dare forma alla nostra capacità generativa.

    E’ il luogo dell’atto magico della creazione, come sostiene Alejandro Jodorowsky

    Come riconoscere il valore del tempo e della pazienza e riappropriarsene come risorsa vitale?

    Riappropriarsi del valore del tempo significa riordinare le priorità, per ordinare la nostra quotidianità.

    Una vita ordinata è una vita che ha dei ritmi che risuonano con noi.

    Spesso sono ritmi che ci spingono a sincronizzarci con quelli della Natura.

    Ritrovare il valore della luce e del buio. 

    Dei tempi di lavoro, e di quelli necessari di riposo. 

    Dell’apertura all’esterno e del raccoglimento interno.

    Ritmi che ci riportano ad uno stato di ricerca di benessere generale che è auto-generativo di tempo di valore.

    Questo meccanismo provoca benessere diffuso che crea una sincronizzazione sia nella vita personale che in quella lavorativa.

    La pazienza va riscoperta

    Il cervello è un organo che può processare situazioni complesse: per farlo ha necessità di conoscere e vedere i dettagli della situazione. 

    Più ampia è la visione più elevata la possibilità di trovare una soluzione.

    Steve Jobs nel suo discorso ai neolaureati di Stanford disse: unite i puntini! 

    Occorre avere la capacità di conoscere se stessi, i propri desideri, avere memoria e conoscenza del passato e fede/ desiderio nel futuro per vedere i puntini, ed affidarsi alla propria intuizione, a mente libera e respiro aperto, per unirli.

    Bisogna concedersi il tempo di osservazione, impregnazione,definizione del Sé e consapevolezza del proprio desiderio.

    La pazienza va allenata

    La pazienza è uno stato attivo. 

    E’ il modo corretto per rapportarsi alle azioni degli altri, e alle attese delle conseguenze delle nostre.

    Nella storia, è arte del condottiero, del campione, del saggio.

    Attendere con pazienza equivale a non consumare in fretta l’azione ma costruirla, avere fede in quanto messo in atto e aspettare che la vita restituisca una risposta, positiva o negativa. 

    E così la pazienza presuppone anche l’accoglienza. 

    La certezza che tutto ciò che accade è per il nostro bene.

    La pazienza è una virtù, un Maestro che ci chiama ad un insegnamento necessario per avanzare più forti e flessibili di prima.

    La pazienza allena anche la gratitudine, l’abilità di trovare il buono anche nell’attesa o nel risultato non conforme a quello sperato.

    La pazienza se non c’è si può desiderare

    Nel senso che implica movimento e il presupposto di averla per poterla portare.

    Quindi se non c’è, possiamo iniziare a desiderarla.

    Desiderare di essere “portatori sani di pazienza” significa essere in presenza, essere nel qui ed ora, accettarlo e fluire con esso, senza giudizio e tendenzialmente senza aspettativa.

    Il desiderio è la forza che ci fa avanzare nella vita. 

    L’origine della parola desiderio è una delle più belle e affascinanti che si possa incontrare attraverso lo studio etimologico.

    E’ composto dalla preposizione de- che in latino ha sempre un’accezione negativa e dal termine sidus che significa, letteralmente, stella.

    Desiderare significa, quindi, letteralmente, “mancanza di stelle”: la mancanza che ha come conseguenza l’attivazione di un sentimento di ricerca appassionata.

    Tutto ciò che alimenta il nostro desiderio ci rende svegli e creativi.

    E’ importante separare il desiderio (legato al Sè) dalla brama (legata all’Io).

    Per farlo occorre, di nuovo, dare spazio, ascoltarsi, dare valore al tempo dell’ascolto.

    “Prendersi il tempo per “ non significa “ Perdere il tempo in”

    Come scrive Robert Greene in Mastery:

    “Il più grande ostacolo alla creatività è la tua impazienza, il desiderio quasi inevitabile di affrettare il processo, esprimere qualcosa e fare colpo.”

    Andare più lenti e prestare ascolto a gesti e parole permette di vedere e sentire una grande quantità di cose che in altro modo non potremmo percepire.

    Ci consente di prendere il respiro, entrare in contatto con noi stessi e ragionare a un livello più profondo diventando una persona migliore.

    Dedicare tempo al lavoro significa dare valore a ciò che fai, affinchè il tuo operato ti renda orgoglioso, attivo ed efficace.

    Questo è l’unico modo in cui possiamo fare davvero un ottimo lavoro.

    Quindi riconoscere il valore del tempo e far fiorire la  pazienza come qualità strategica e produttiva, che ci permette di aprire nuovi scenari di azione, significa RALLENTARE. 

    ESERCIZIO n. 1

    Per una giornata intera prova a:

    . fare l’elenco delle cose da fare

    . elimina la maggior parte, mantenendone solo 3

    . oggi dai spazio solo alle 3 che hai selezionato e falle molto più lentamente di come le faresti di solito

    . Annota sensazioni ed emozioni che affiorano, senza giudicarle, semplicemente annota

    Se hai voglia di condividere puoi scrivermi direttamente o qui sul blog o via mail.

    ESERCIZIO n. 2 

    Condividiamo una poesia che speriamo sia per te spunto di riflessione sull’importanza del riconoscere  il valore del tempo.

    Non ti auguro un dono qualsiasi,

    ti auguro soltanto quello che i più non hanno.

    Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;

    se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.

    Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,

    non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.

    Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,

    ma tempo per essere contento.

    Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,

    ti auguro tempo perché te ne resti:

    tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guardarlo sull’orologio.

    Ti auguro tempo per guardare le stelle

    e tempo per crescere, per maturare.

    Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.

    Non ha più senso rimandare.

    Ti auguro tempo per trovare te stesso,

    per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.

    Ti auguro tempo anche per perdonare.

    Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.

    Elli Michler

    ENERGYOGANT

    Il metodo Energyogant concreto e misurabile, ha come intento il miglioramento e il sostegno dell’energia personale anche nei momenti di alto impatto lavorativo.

    E’ suddiviso in 4 macro aree all’interno delle quali vengono forniti strumenti e feedback per sviluppare energia, creatività, concentrazione e vitalità nel singolo, migliorando il  benessere organizzativo.