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  • Il metodo

    LO STATO DA CUI GUIDIAMO

    Che cosa succede a una relazione, a una riunione o a una decisione quando cambia lo stato corporeo di chi la conduce?

    È una domanda che porta l’embodiment oltre il rapporto con noi stessi.

    Perché il corpo non è soltanto il luogo in cui sentiamo ciò che ci accade.

    È anche uno dei modi attraverso cui entriamo in relazione con gli altri.

    DAL SAPERE AL SENTIRE. DAL SENTIRE ALLO SCEGLIERE. DALLO SCEGLIERE AL RELAZIONARSI.

    Nei primi due articoli abbiamo seguito un percorso.

    Abbiamo iniziato da ciò che accade dentro di noi quando lavoriamo sotto pressione: il corpo registra, anticipa, reagisce. E spesso lo fa prima che ce ne rendiamo conto. https://www.energyogant.it/oltre-il-technostress-quando-la-tecnologia-ci-porta-fuori-dal-corpo/

    Poi abbiamo visto che riconoscere il nostro stato può creare uno spazio.

    Uno spazio tra ciò che accade e il modo in cui rispondiamo.

    Ed è proprio in quello spazio che può comparire una possibilità:

    scegliere. https://www.energyogant.it/technostress-dal-sapere-al-sentire-dal-sentire-allo-scegliere/

    Ma quando abbiamo responsabilità di persone, team o organizzazioni, le nostre scelte non rimangono dentro di noi.

    Entrano nelle relazioni.

    IL CORPO ENTRA NELLA STANZA PRIMA DI NOI

    Pensiamo a due riunioni apparentemente identiche.

    Stessa agenda.
    Stesse persone.
    Stesso problema da affrontare.

    Ma in una il manager arriva contratto, affrettato, già dentro la risposta prima ancora di aver ascoltato la domanda.

    Nell’altra arriva con un corpo più presente, un respiro più libero, un’attenzione realmente disponibile.

    La conversazione sarà necessariamente diversa?

    Non possiamo dirlo in modo automatico.

    Ma possiamo osservare una cosa: lo stato da cui entriamo nella relazione influenza il modo in cui ascoltiamo, rispondiamo, decidiamo e lasciamo spazio agli altri.

    Se siamo in allerta, possiamo comunicare urgenza anche senza nominarla.

    Se siamo rigidi, possiamo rendere più difficile il dissenso.

    Se siamo sovraccarichi, possiamo ascoltare cercando soltanto conferme alla soluzione che abbiamo già in testa.

    Se siamo realmente presenti, possiamo creare più spazio perché anche gli altri pensino, parlino e contribuiscano.

    Non perché il corpo determini automaticamente il comportamento.

    Ma perché il nostro stato è parte di ciò che portiamo nella relazione.

    UNA RIUNIONE NON È SOLO QUELLO CHE VIENE DETTO

    Pensiamo a una decisione difficile.

    Il leader può avere un obiettivo legittimo: essere rapido, efficace, arrivare a una conclusione.

    Ma se il suo stato corporeo è dominato dalla pressione, può diventare più facile:

    interrompere prima;

    interpretare una domanda come un’obiezione;

    cercare consenso invece di confronto;

    chiudere troppo presto una possibilità;

    decidere per ridurre la tensione, anziché per affrontare davvero il problema.

    Non necessariamente perché lo abbia scelto.

    Può essere il suo stato a restringere, senza che se ne accorga, il campo delle possibilità.

    Cambiare stato non significa allora diventare meno determinati.

    Può significare diventare più capaci di scegliere come esercitare quella determinazione.

    Quando accelerare.

    Quando fermarsi.

    Quando decidere.

    Quando lasciare spazio.

    Quando sostenere una posizione.

    E quando avere la disponibilità di cambiarla.

    QUI L’EMBODIMENT DIVENTA LEADERSHIP

    È questo, per me, il punto interessante.

    L’embodiment non è soltanto una pratica per stare meglio con noi stessi.

    Quando assumiamo responsabilità sugli altri, diventa anche una questione di leadership.

    Perché la nostra presenza contribuisce a creare il contesto nel quale gli altri lavorano.

    Il modo in cui ascoltiamo.

    Il tono con cui facciamo una domanda.

    La velocità con cui rispondiamo.

    La capacità di restare nel disaccordo senza trasformarlo immediatamente in conflitto.

    Il modo in cui occupiamo uno spazio.

    Sono tutti elementi della relazione.

    E la relazione è il luogo concreto nel quale la leadership accade.

    DA QUALE STATO STO GUIDANDO?

    Forse allora, prima di una riunione importante o di una decisione difficile, potremmo aggiungere una domanda a quelle che normalmente ci poniamo:

    Da quale stato sto entrando in questa relazione?

    Sono davvero in ascolto o sto già preparando la risposta?

    Sto cercando una soluzione o sto cercando di avere ragione?

    Il mio corpo è disponibile al confronto oppure sta cercando di proteggersi?

    Sto portando pressione nella stanza o sto creando lo spazio necessario perché anche gli altri possano assumersi la propria responsabilità?

    Non possiamo sempre scegliere ciò che accade.

    Possiamo però imparare a riconoscere da dove stiamo rispondendo.

    E qualche volta è proprio questo che cambia una conversazione.

    Una riunione.

    Una decisione.

    Una relazione.

    E, nel tempo, anche il modo in cui guidiamo un’organizzazione.

    Perché la leadership non passa soltanto da ciò che diciamo.
    Passa anche dallo stato da cui scegliamo di dirlo.

    Se ti interessa approfondire questi temi, contattami direttamente

    Simona Santiani 3387438166 – s.santiani@myhara.it

    www.myhara.it

    www.energyogant.it

    www.unasolaleadership.it

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