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    Benessere organizzativo: i 5 pillars per un nuovo modo di vivere l’Azienda

    Il capitale umano come investimento garantito.

    Quali sono i fattori che generano il benessere organizzativo?

    In un mondo aziendale sempre più sfidante e impegnativo, sono necessarie menti vigili e creative in stato di quiete.

    Questo periodo di Covid 19 ha visto il ribaltarsi di abitudini consolidate da tempo, prime fra tutti la gestione del così detto smart working, che ha tanto del working ma poco, per non dire nulla, dello smart.

    Basti pensare che la cucina è diventata luogo di lavoro, i bambini e/o gli animali domestici entrano nelle inquadrature durante le video chiamate, etc. 

    D’altronde i dati evidenziano un aumento del 70% delle conversazioni via web, tra Instagram, Zoom, Skype, Messenger e WhatsApp.

    Che importanza ha il Benessere Organizzativo adesso?

    Per benessere organizzativo o wellness si indicano tutte le misure volte a promuovere e tutelare il benessere fisico, sociale e psicologico di tutti i collaboratori in azienda.

    Non si può pensare all’agire e al produrre, al lavorare senza tener conto del bello, del bene e del buono

    E’ ormai un assioma che un’azienda è sana se il dipendente è felice e in salute. 

    Oggi però l’azienda, intesa come luogo fisico è cambiata e si spera che questo cambiamento sia una reale trasformazione e non il desiderio di far tornare tutto come prima.

    Tornare alla normalità è il nostro sbaglio, nulla torna, per fortuna. Tutto si trasforma sempre.

    E così anche il nostro modo di pensare all’azienda e al benessere organizzativo dei collaboratori.

    Questa accelerazione ci vede ora ripensare all’azienda come uno spazio fluido, che si espande tra il sito aziendale, inteso come luogo fisico, la propria casa, e il “concetto di Azienda” come un grande corpo, composto da membra. Ed ogni membro (proprio come le nostre membra del corpo fisico) hanno funzioni proprie a se stanti, che devono funzionare in autonomia, ma necessariamente concorrono alla salute dell’intero corpo.

    Il corpo fisico, nella sua integrità, se anche ha solo una piccola parte non in salute soffre, sta male e si muove con fatica. Pensate solo quando ci tagliamo o prendiamo dentro ad uno spigolo con il dito del piede… Di fatto noi per vivere in salute e benessere, non ci occupiamo, ogni momento, delle singole membra del nostro corpo, ma sviluppiamo consapevolezza e fiducia imparando a sentirlo e ad ascoltarlo.

    Il corpo aziendale è esattamente così!

    Oggi lo smart working è una funzione estensiva di queste preziose membra che sono i collaboratori.  

    E quindi consapevolezza e fiducia sono elementi fondamentali del benessere collaborativo e riguardano entrambe le parti, l’azienda e il collaboratore.

    Come può una risorsa lavorare per star bene e che ruolo gioca l’azienda in questo percorso orientato al benessere organizzativo?

    L’attenzione al benessere diventa fondamentale per migliorare le relazioni in casa e conseguentemente in azienda, ci sostiene nella gestione dei conflitti e ci aiuta a trasformare il nuovo modello di leadership evoluto, dove la relazione tra gli individui non deve più essere top/down ma virare verso una qualitativa trasversalità.

    Tutto ciò è possibile solo da un lavoro sulla persona e sulla consapevolezza del suo potere, delle sue attitudini, del suo talento per farlo scaturire nella pienezza della propria espressione più autentica, che sia in home working o in azienda.

    Un intervento focalizzato sulle risorse innate della persona, la sua creatività ed unicità, attraversando paure e credenze, spesso frutto di condizionamenti socio culturali.

    Si tratta di un lavoro costante che coinvolge, come in un puzzle, le diverse tessere di ognuno di noi. Solo collocandole al posto giusto permettono di ottenere nuove trasformazioni verso l’obiettivo: essere persone e professionisti più soddisfatti e attivi, consapevoli di meritarsi fiducia e altrettanto consapevoli di garantirla per l’intero sistema.

    Consideriamo alcuni piccoli passi verso il  benessere organizzativo, che come abbiamo visto, non è più solo il sito aziendale, oggi è un circolo virtuoso che parte da casa, va in azienda e ritorna a casa e così via all’infinito. Il volano deve ricevere il giusto impulso attraverso un metodo che porta al raggiungimento di quel benessere organizzativo alla base della nostre domande iniziali.

    1. Nutri il tuo umore e la tua concentrazione

    Partiamo da casa: Come abbiamo sostituito tra le mura domestiche i momenti conviviali coi colleghi?

    Probabilmente beviamo spesso un caffè al solo scopo di staccare un attimo.

    Gli studi dicono che il numero massimo giornaliero di tazzine consentite al fine di non incorrere negli effetti indesiderati della caffeina è quattro. Curioso, ma interessante notare che, anche solo percepire l’aroma proveniente dalla moka sul fuoco, potrebbe indurre il pensiero verso un momento di relax senza doverlo per forza ingerire. 

    Ma come potrebbero essere le nostre soste lavorative in casa con i colleghi ?

    Si potrebbero condividere video ispirazionali o musicali, ricette veloci da condividere in share screen, piccoli momenti di respirazione consapevole condivisi o qualche movimento per il benessere della schiena da seduti.

    Cogliamo l’occasione per trasformare le abitudini quotidiane e sperimentiamo nuove abitudini vitali:

    Alzarsi alla stessa ora di quando si esce, prendersi un tempo per sé prima di iniziare la giornata per ascoltarsi, orientare il proprio intento personale, fare colazione impiegando il giusto tempo, vestirsi ed avere cura di sé come se si dovesse uscire.

    Sono piccoli accorgimenti, alla portata di tutti ma che, quando diventano una costante, modificano anche la comunicazione che, in termini cellulari, stiamo dando al nostro corpo e, di conseguenza, al nostro tono e umore, rafforzando il nostro livello di concentrazione e di efficienza. In questo l’epigenetica ci viene in soccorso.

    2. A me gli occhi please!

    In questo periodo gli occhi sono messi a dura prova. Se non stanno guardando il pc sono fissi sul tablet o sullo smartphone e, di sera, incollati al televisore o impegnati nelle video chat con gli amici ed i parenti.

    Trascorrere molte ore davanti ad una fonte luminosa comporta vari rischi, il principale è rappresentato dalla disidratazione dell’occhio, che può essere causa di secchezza, irritazione ed arrossamento. 

    Ricordiamoci di fare numerose pause, di non fissare il pc almeno mentre siamo al telefono, di sbattere frequentemente gli occhi ed utilizzare lacrime artificiali e/o colliri idratanti.
    Manteniamo la distanza corretta dallo schermo cioè, nel caso sia di dimensioni standard (15-17 pollici), deve essere indicativamente compresa fra i 50 e gli 80 centimetri. 

    Naturalmente, a schermi più grandi devono corrispondere distanze maggiori.

    Anche l’illuminazione dovrà essere buona e non provocare riflessi fastidiosi sul display. 

    Fatte una volta queste correzioni potremo dedicarci ad altro sapendo che i nostri occhi sono al sicuro.

    Un semplice esercizio che ci aiuta a portare il nostro sguardo all’interno di noi per sentirci, per sentire come stiamo e mantenere alta la concentrazione è…chiudere gli occhi per almeno 3 minuti.

    Chiudere gli occhi per qualche istante ci permette anche di affinare e amplificare l’utilizzo degli altri sensi. Questo a volte ci è molto utile quando siamo in fase di born out per riportare la nostra attenzione al nostro centro, acuendo magari quella che è una capacità percettiva di cogliere altro, a volte più intuitivo e creativo, proprio affidandosi agli altri sensi.

    Gli occhi sono lo specchio dell’anima e dalla loro luce emerge il nostro stato di salute e vitalità.

    3. Il relax è d’obbligo per migliorare la produttività e l’efficienza

    Indispensabile sentire di essersi meritati una pausa interrompendo il lavoro ogni ora, al massimo ogni ora e mezzo soprattutto se non si è riusciti ad ottimizzare la postazione di lavoro secondo piccoli accorgimenti che coinvolgono la scelta della seduta, la posizione del pc, la postura di schiena, spalle, avanbracci etc.   
    Ma come possiamo rendere proficue le pause?

    Fare qualche semplice esercizio di stretching per sciogliere la muscolatura degli arti superiori ed inferiori.

    Anche i movimenti di rotazione del busto o le flessioni del tronco su entrambi i lati possono risultare efficaci. 
    Pensate al collo, ruotatelo in senso orario ed antiorario, avrete così modo di allentare le tensioni che gravano sulla porzione cervicale della colonna vertebrale.

    Per ripristinare i livelli di cortisolo nel sangue dedicate un momento per compiere 5 respiri profondi, lasciando che l’espirazione sia un pò più lunga dell’inspirazione, concentrandovi su pensieri di gratitudine.

    La gratitudine è l’autostrada per la realizzazione di qualsiasi nostro obiettivo personale e/o aziendale. La gratitudine va allenata per farla diventare una nuova buona abitudine, come costanza e metodo.

    Infine idratare sempre il corpo significa mettersi in ascolto dei suoi messaggi: bere almeno 8 bicchieri d’acqua, durante il giorno allenta la fame, diminuisce le cefalee e permette l’autorigenerazione.

    L’acqua che scorre permette di lasciare andare e purificare, cosi come avviene in natura, avviene anche dentro di noi e, facilmente, si porta benessere al corpo.

    L’elemento acqua è l’elemento del fluire.

    Quanto siamo disposti a lasciare andare per essere felici, piuttosto che incaponirci per avere ragione?

    4. Muoviti, muoviti!

    L’essere costretti entro le mura domestiche non ha solo modificato la nostra routine lavorativa. Ed anche chi vive una settimana spezzata, fatta di giorni alternati azienda/abitazione rischia di togliere tempo all’attività fisica.

    In apparenza il tempo libero, grazie all’ottimizzazione degli spostamenti, sembrerebbe essere maggiore e molti praticano attività grazie all’ausilio di app, corsi online ecc.

    Ma come possiamo ripensare al movimento del nostro corpo in termini di benessere organizzativo e di un nuovo modo di affrontare la trasformazione ed il cambiamento?

    Il corpo non mente mai e imparare a vedere il nostro corpo è ben diverso dal guardarlo nelle sue performance sportive o davanti ad uno specchio.

    Vedere è qualcosa di più profondo del semplice guardare, che prevede il coraggio di trasformare in pensiero ciò che deriva dagli occhi.

    La nostra quotidianità fisica, mentale ed emotiva e’ sempre vincolata dalla nostra parte del cervello, chiamata amigdala.

    L’amigdala è all’interno del sistema limbico. L’amigdala è il centro della paura, il cervello antico, rettiliano, degli istinti.

    Noi siamo sempre nella paura. Dobbiamo guardare questa paura senza lasciarci travolgere.

    Attraverso pratiche di yoga e/o bioenergetica impariamo a vedere il nostro corpo e a renderci consapevoli che anche nelle asana (posizioni) il corpo si prepara a difendersi dai movimento e/o dalle posizioni che non conosce o di cui non si fida. Quindi anche nelle asana interviene l’amigdala, che determina la paura.

    Attraverso il corpo imparo a stare nella mia paura, ad ascoltare le mie rigidità per potermi liberare.

    Se imparo a fare l’esperienza nel corpo, il corpo registra una memoria cellulare che poi ci torna utile nei momenti in cui dobbiamo prendere delle decisioni e/o fare delle scelte.

    Allora ecco che il movimento del corpo diventa liberazione e trasformazione a sostegno della nostra autostima e fiducia. Aspetti, come abbiamo visto fondamentali, per conquistarsi e scambiare fiducia e consapevolezza.

    Se non mi fido e non mi conosco, come posso scambiare con gli altri ciò che non conosco? che sia l’azienda o le relazioni con colleghi e amici.

    Ecco che il benessere organizzativo sempre più chiama in causa una relazione di scambio, dove fondamentale diventa il senso di respons-abilità. Non esiste benessere organizzativo inteso come qualcosa che viene erogato dall’alto. Tutte le membra concorrono sempre.

    5. Sii ciò che mangi

    L’alimentazione è un aspetto del nutrimento.

    Il nutrimento è qualcosa di molto più ampio del cibo. Il nutrimento coinvolge ambienti, relazioni, pensieri, parole, ed anche cibo.

    Il cibo è relazione. Relazione prima di tutto con noi stessi.

    Cosa introduco nel mio corpo, che gli orientali definiscono “tempio dell’anima “ per renderlo sano, forte e vibrante ?

    La qualità di ciò che introduco determina la mia energia, la mia vitalità e la mia capacità anche di impegnarmi, concentrarmi e migliorare le mia attività quotidiane, professionali e non.

    Spesso sia in azienda che in smart working per noia, malumore o senso di insoddisfazione i cibi rifugio quali dolci, snack e le bevande gassate sono le nostre prime scelte, con il risultato di un evidente peggioramento dell’apporto nutritivo, senza dimenticare che sono ingerite solo per sedare un fabbisogno mentale. 

    Dobbiamo essere consapevoli che aumentare il quantitativo di junk food ingerito per placare la nostra fame nervosa aumenterà in maniera direttamente proporzionale non solo il nostro peso ma abbasserà il nostro livello di vitalità ed efficienza.
    Rivalutare il piacere di utilizzare cibi semplici, piu’ vicino possibile alla loro “origine”, e’ un primo passo di consapevolezza. Cibi pronti e trasformati, riscaldati che tipo di apporto nutritivo possono dare alla nostra vitalità e alla nostra salute?

    E’ importante entrare in relazione con ciò che ingeriamo. Siamo ciò che mangiamo.

    Ecco come in questo nuovo modo di ripensare al benessere organizzativo, sia in termini ziendali che personali, il nostro focus va direttamente al capitale umano “ come valore imprescindibile”, oggi più’ di ieri.

     L’azienda è formata dalle persone e in un’azienda dove i collaboratori sono in salute, di buon umore e motivati si vive meglio, si lavora bene e si produce di più.

    Perché l’essere umano, in salute, proattivo e soddisfatto non lavora per lo stipendio, né in azienda né in smart working ma lavora per quella punta della piramide di Maslow che riguarda l’autorealizzazione e il proprio senso di vita.

    Condivido concludendo questa bellissima storia del Pellegrino e dei tre spaccapietre, come ispirazione per un nuovo orientamento al   benessere organizzativo in azienda che faccia scaturire nelle aziende e nei collaboratori fiducia, consapevolezza e responsabilità dell’importanza del capitale umano:

    Durante il Medioevo, un pellegrino aveva fatto voto di raggiungere un lontano santuario, come si usava a quei tempi. Dopo alcuni giorni di cammino, si trovò a passare per una stradina che si inerpicava per il fianco desolato di una collina brulla e bruciata dal sole. Sul sentiero spalancavano la bocca grigia tante cave di pietra. Qua e là degli uomini, seduti per terra, scalpellavano grossi frammenti di roccia per ricavare degli squadrati blocchi di pietra da costruzione.

    Il pellegrino si avvicinò al primo degli uomini. Lo guardò con compassione. Polvere e sudore lo rendevano irriconoscibile, negli occhi feriti dalla polvere di pietra si leggeva una fatica terribile. Il suo braccio sembrava una cosa unica con il pesante martello che continuava a sollevare ed abbattere ritmicamente.
    “Che cosa fai?”, chiese il pellegrino.
    “Non lo vedi?” rispose l’uomo, sgarbato, senza neanche sollevare il capo. “Mi sto ammazzando di fatica”.
    Il pellegrino non disse nulla e riprese il cammino.

    S’imbatté presto in un secondo spaccapietre. Era altrettanto stanco, ferito, impolverato.
    “Che cosa fai?”, chiese anche a lui, il pellegrino.
    “Non lo vedi? Lavoro da mattino a sera per mantenere mia moglie e i miei bambini”, rispose l’uomo.
    In silenzio, il pellegrino riprese a camminare.

    Giunse quasi in cima alla collina. Là c’era un terzo spaccapietre. Era mortalmente affaticato, come gli altri. Aveva anche lui una crosta di polvere e sudore sul volto, ma gli occhi feriti dalle schegge di pietra avevano una strana serenità.
    “Che cosa fai?”, chiese il pellegrino.
    “Non lo vedi?”, rispose l’uomo, sorridendo con fierezza. “Sto costruendo una cattedrale”.
    E con il braccio indicò la valle dove si stava innalzando una grande costruzione, ricca di colonne, di archi e di ardite guglie di pietra grigia, puntate verso il cielo.

    Se sei interessato ad approfondire questi argomenti  il 18 giugno dalle 9,30 alle 13,30 ci sarà la V edizione di ENERGYOGANT Day  ecc.

    www.myhara.it

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