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  • Il metodo

    Il daimon del purpose personale e aziendale

    Il purpose personale è il nostro demone

    Aristotele introdusse per primo il concetto di eudaimonia, che etimologicamente significa eu=bene e daimon= demone. La buona riuscita del tuo demone. Ciascuno di noi ha dentro un demone. Lo sapevi?

    Qual’è la tua virtù? Virtù, in greco aretè, significa capacità e non ha nulla a che vedere con retaggi cristiano religiosi.

    Perché sei qui?

    Cosa ti spinge a fare nella vita l’ingegnere, piuttosto che il cuoco, il maestro ecc.?

    L’hai già scoperto il tuo demone? 

    Se l’hai scoperto, ne sei posseduto e se ne sei posseduto, lo realizzi perché lo sei, perché non c’è separazione, e quando lo realizzi raggiungi la tua eudaimonia, la buona riuscita del tuo demone, la tua autorealizzazione. 

    Come facciamo a conoscere il nostro daimon?

    Il prof. Galimberti, in una sua conferenza, ci riporta il “Conosci te stesso” dell’Oracolo di Delfi. Se non conosci te stesso, come fai a sapere qual è il tuo demone? Non lo trovi sui social o alla televisione, neanche nei testi o facendo mille corsi. Certo, alcuni stimoli esterni ti possono aiutare, ma devi fare un lavoro maieutico, di autoriflessione, devi capire chi sei. A qualsiasi età, non solo giovani, anzi, sempre più spesso ci sono adulti in azienda che, per 5 giorni alla settimana, realizzano scopi appartenenti al sistema organizzativo di cui fanno parte e nel weekend, quando potrebbero approfittare di questo tempo, scappano da se stessi come il peggior nemico. Spesso le attività del weekend sono un’ulteriore distrazione da Sé.

    Quindi?

    Il secondo grande tema dell’oracolo di Delfi è “secondo misura”. Magari sei un manager, ma non sei bravo come i 100 top manager di Forbes. I greci ci dicono “non tentare di essere come loro, trai ispirazione, ma esamina le tue capacità, collocati là dove sei, non oltrepassare la misura, perché altrimenti prepari la tua “rovina”. Non significa non fare il meglio che puoi, inizia per prima cosa a conoscere i tuoi limiti, le tue credenze autosabotanti, i tuoi desideri, le cose che ti piace fare, quelle che ti vengono bene senza averle imparate.

    Esplora Interessi: Prova nuove attività, hobby o esperienze per scoprire cosa ti appassiona. L’esplorazione di interessi può portarti a scoprire aspetti di te stesso che potrebbero contribuire al tuo purpose.

    Ascolto di Sé: Presta attenzione ai tuoi sentimenti, emozioni e intuizioni. Cosa ti fa sentire appagato? Cosa ti entusiasma? Ascoltare sé stessi può essere una guida preziosa per identificare il tuo purpose.

    Analizza Esperienze Passate: Rifletti sulle tue esperienze passate, sia personali che professionali. Quali attività o momenti ti hanno dato maggiore soddisfazione e senso di realizzazione?

    Conversazioni Significative: Parla con amici, familiari o mentori su ciò che trovi significativo nella vita. Altre persone possono offrire prospettive utili e aiutarti a identificare aspetti importanti di te stesso.

    Coaching o Consulenza: Considera la possibilità di lavorare con un coach o un consulente che può guidarti nel processo di scoperta personale e aiutarti a identificare il tuo purpose.

    Sperimenta il Volontariato: Il volontariato in organizzazioni non profit o comunitarie può offrire opportunità per contribuire alla società e nello stesso tempo scoprire ciò che ti appassiona.

    Impara Dall’Errore: Non avere paura di provare nuove cose e anche di sbagliare. L’esperienza e l’apprendimento dagli errori possono essere parte integrante del percorso di scoperta personale.

    Fai Domande Profonde: Poni domande profonde a te stesso, come “Cosa vorrei lasciare come eredità?” o “Quale segno voglio lasciare del mio passaggio?”. Le risposte a queste domande possono aiutarti a definire il tuo purpose.

    Per i greci esisteva solo la “giusta” misura. La “giusta” misura era per esempio il timpano che permetteva di costruire il tempio. Perché la giusta misura crea la giusta bellezza, cioè la giusta proporzione degli elementi. Per i greci la categoria della “giusta” misura aveva a che fare con la mortalità dell’uomo. Quella era la misura di tutte le misure. ‟Katà Métron”, dicevano i greci, come contenimento del desiderio, della forza espansiva della vita che, senza misura, spinge gli uomini a volere ciò che non è in loro potere, declinando così il proprio ‟demone”, la propria disposizione interiore non nella felicità (eu-daimonia), ma nell’infelicità (kako-daimonia), che quindi è il frutto del malgoverno di sé e della propria forza, obnubilata dalla voluttà del desiderio, che diventa un buco nero, perché sempre alimentato dalla mancanza.

    Anche secondo Carl Gustav Jung, ognuno di noi possiede il suo “demone” e per realizzarsi pienamente deve scoprirlo. Il daimon diventa così l’equivalente della vocazione, dell’energia positiva e creativa che ciascuno possiede. Diventa allora centrale scoprire il proprio demone e risvegliarlo. La tradizione orientale ci parla di IKIGAI (sense of life) o SANKALPA, intento. L’intento nello yoga è una connessione con la verità più alta(san) e “voto” (kalpa) denotare una volontà affermativa di fare qualcosa o raggiungere qualcosa di spirituale.

    Viene identificato con una precisa determinazione, uno scopo, una affermazione. Anche se il daimon esiste dentro di noi dalla nascita, la vita in società e le convenzioni potrebbero sopirlo, anestetizzarlo. Scoprire il proprio genio e riportarlo alla luce significa compiere un profondo scavo dentro di sé. Il daimon è la quintessenza della creatività e quindi è possibile che gli altri non lo comprendano: le idee che ci ispira potrebbero essere originali o strambe, coraggiose o temerarie. Secondo lo psicologo esistenzialista Rollo May vivere seguendo il proprio genio è un’impresa difficile, ricca di ostacoli, ma in grado di regalare le migliori soddisfazioni. Seguire il proprio daimon non significa, secondo questi psicologi, aderire al canone del “genio e sregolatezza” responsabile delle fini tragiche di tanti artisti. Il daimon può spingere a traguardi inediti, imprese ardite, perfino pensieri dissimili dalla massa, ma è sempre orientato al dominio di sé, alla calma, alla felicità. Chi ha smesso di lottare contro il proprio daimon e cammina al suo fianco è tutt’altro che uno squilibrato. Aristotele diceva infatti che la felicità è “vivere in armonia col proprio buon demone”. 

    Cosa impedisce di avere chiaro il proprio daimon personale?

    Complessità Individuale:

    La personalità e le esperienze di vita di ciascun individuo sono uniche. Identificare il proprio purpose richiede una comprensione approfondita di sé stessi, compreso il riconoscimento dei propri valori, passioni e talenti.

    Pressioni Esterne:

    La società, la famiglia e altre influenze esterne possono esercitare pressioni sulla definizione del successo in modi che non riflettono necessariamente i desideri più profondi e autentici di una persona.

    Cambiamenti Continui:

    Le persone cambiano nel corso della vita a causa di esperienze, maturità, nuove conoscenze e cambiamenti di prospettiva. Ciò può rendere difficile stabilire un purpose fisso, poiché esso può evolversi nel tempo.

    Paura del Giudizio:

    La paura del giudizio degli altri o il timore di non rispondere alle aspettative possono limitare la sincerità con se stessi e rendere difficile il riconoscimento e la ricerca del proprio purpose.

    Mancanza di Consapevolezza:

    Alcune persone potrebbero non essere consapevoli dell’importanza del purpose personale o potrebbero non aver mai dedicato il tempo necessario per esplorare se stesse e i propri valori profondi.

    Crisi di Identità:

    Eventi significativi o periodi di transizione nella vita, come cambi di carriera, perdite personali o crisi esistenziali, possono portare a una riflessione più profonda sulla propria identità e purpose.

    Culturali e Sociali:

    Le influenze culturali e sociali possono spingere gli individui a seguire determinate carriere o stili di vita che potrebbero non essere in armonia con il loro vero purpose.

    Mancanza di Esperienze Diverse:

    L’assenza di opportunità per sperimentare una varietà di attività e contesti può rendere difficile scoprire ciò che davvero appassiona e motiva.

    Aspettative non realistiche:

    Alcune persone possono avere aspettative irrealistiche rispetto a cosa significhi trovare il proprio purpose. Cercare un significato profondo può richiedere tempo e pazienza.

    Riflessione Continua:

    Trovare il proprio purpose non è un evento singolo, ma piuttosto un processo in continua evoluzione. La riflessione continua e la volontà di adattarsi sono fondamentali.

    Affrontare queste sfide richiede tempo, È un viaggio personale che può richiedere pazienza, ma è anche un’opportunità per crescere, imparare e vivere una vita più autentica e significativa.

    Esiste anche il demone aziendale

    L’eudaimonia lavorativa consiste nel riconoscimento e nella valorizzazione di una serie di specifiche capacità, funzioni caratterizzanti una vita lavorativa degna di essere vissuta. Un problema che si agita da secoli nelle viscere dell’occidente: il lavoro separato dalle ragioni del vivere.
    Quando lavoriamo non produciamo soltanto beni o servizi, ma produciamo noi stessi.

    Un certo modo di intendere, progettare e vivere il lavoro ha depauperato la nostra esistenza. L’ha trasformata spesso in una farsa in cui ci ritroviamo a recitare un copione che spesso sentiamo insensato e che non ci aderisce. Il lavoro non sembra in grado di penetrare nel cuore dell’uomo e di ‘alimentarne’ l’esistenza. Non si preoccupa di significare la vita umana, e da essa ottiene in risposta disagio e apatia. Ancora per molti è una semplice parentesi di routine, che divide dal fine settimana, dalle ferie o dalla pensione. Ricettacolo di nevrosi e frustrazioni, individuali e collettive, fa sovente emergere il peggio dell’essere umano in fatto di pochezza morale, cinismo e povertà interiore. La grande separazione tra vita e lavoro è antica quanto la civiltà occidentale. Si pensi solo alla netta distinzione tra l’otium (il tempo dedicato alla pienezza creativa e alla creazione di sé) e il negotium (il tempo del lavoro gravoso e dell’arricchimento monetario)

    Il principio di ‘performanza’ e di ‘prestazione’, ha ridotto il senso del lavoro a due sole accezioni: 

    1. azione produttiva finalizzata all’efficace ed efficiente raggiungimento dello scopo sulla base di un progetto produttivo; 
    2. merce retta dal mero calcolo di un tornaconto, assorbita nella contabilità monetaria. 

    Nessuno spazio ulteriore. Preda dei gorghi dell’utile, dell’utilizzabile e del monetizzabile, il lavoro purtroppo spesso si è ‘de-esistenziato’. Il principio di prestazione ha oscurato un altro essenziale significato presente nel termine ‘lavoro’: “quando sono al lavoro sto male”, “nel lavoro riesco a realizzarmi”, “sul lavoro c’è un clima pesante”, che non evocano azioni o prodotti; non mettono in gioco le dimensioni proprie della prestazione; ma ricordano che il lavoro non è solo un mezzo per guadagnarsi da vivere, piuttosto una ‘modalità di esistenza’, uno spazio di vita, un luogo dell’esistere. Una dimensione in cui diamo forma a quello che siamo e a chi vogliamo essere. Lavorare significa innanzitutto ‘vivere’. Il problema allora è: quale vita produce il nostro lavoro?

    Dobbiamo rivedere, riformulare le coordinate che reggono il nostro vivere: rendere il lavoro un rinnovato motore di civiltà. Perché tale idea possa mettere radici occorre che vi sia chi dissodi il terreno e lo fertilizzi. Parlare di ben-essere lavorativo significa ribadire che il profitto non ha senso, per un autentico imprenditore, se scisso dal bene comune. Il vero imprenditore è un ‘avvaloratore’ del mondo, vive e opera per portare, anche attraverso gli utili della sua impresa, un contributo al compimento e al miglioramento del mondo. La misurazione dell’agire in termini di ‘quanto vale’ va costantemente affiancata da considerazioni circa il ‘che cosa esso vale’ alla luce di un progetto partecipato di ben-essere individuale e collettivo.
    Lavoro capace di essere occasione di crescita materiale e, contemporaneamente, spirituale, etica, estetica, relazionale. Occorre avere il coraggio di compiere il ribaltamento prospettico considerato eretico da tanta parte del pensiero occidentale: lo sviluppo integrale delle capacità dell’uomo non va cercato dopo o senza il lavoro, una volta assolte e risolte le sue necessità. L’essere umano è chiamato a incontrare la sua umanità mentre rende davvero umane le sue necessità materiali. Diventa tanto più uomo quanto più aspira a ‘esistenziare’ tutte le sue espressioni, a cominciare dal lavoro produttivo, al fine di farne occasione di buon esistere. Dobbiamo spiritualizzare la materia.

    La “precarietà” di cui spesso si sente parlare, non deriva soltanto dalle clausole del contratto di lavoro: precario è colui che non riesce a dare spessore esistenziale al vivere e continuità di significato alle attività. È chi non è in grado di riunificare il fare all’interno di un disegno unitario, chi non sa o non può raccordarlo a una compiuta idea di sé, degli altri, del mondo. Precario è colui che non vive il lavoro, ma si limita a ‘consumarlo’senza uno scopo, una meta, un senso. Ciò che vale per le persone, vale a maggior ragione per le imprese e per tutti i sistemi organizzativi. La prospettiva eudaimonica aziendale vuole rifuggire da un certo strisciante buonismo. Non ha niente a che fare con un generico appello ai buoni sentimenti. Neppure cade nell’equivoco di interpretare il benessere come dimensione manipolatoria, strumentalmente utilizzabile per ‘possedere’ mente e cuore di chi lavora per poi migliorare produttività e competitività. Il ben-essere eudaimonico, è bene sottolinearlo, trova il suo fine in se stesso: è una scelta etica. Un modo per onorare e rispettare l’essere umano. 


    L’eudaimonia lavorativa si sviluppa a partire dalle seguenti, concretissime domande

    • La persona è lavorativamente nelle condizioni di agire e di vivere in modo pienamente umano? 
    • Può cioè godere delle opportunità per disporre sul lavoro delle sue capacità fondamentali? 
    • Riesce quindi, attraverso il suo lavoro, a essere una ‘persona migliore’, per sé e per gli altri? 

    Sembrano domande che poco hanno a che fare con la dimensione lavorativa, ma è proprio da questo pregiudizio che dobbiamo il prima possibile liberarci! L’autentico ben-essere lavorativo costituisce un bene intangibile in grado di dotare di valore e di qualità profonda qualsiasi sistema produttivo, pubblico o privato, e da cui non si può più prescindere per rendere le imprese italiane davvero innovative e ‘civilmente’ competitive

    L’eudaimonia lavorativa è decisiva per la riduzione dell’assenteismo, la riduzione del numero di errori, l’aumento della produttività, l’innalzamento della percezione del valore del prodotto presso la clientela, il contenimento della conflittualità sindacale, tanto per citare alcuni indicatori traducibili in valore monetario. Il nostro è da troppo tempo un Paese fondato sullo spreco.

    ‘Non distruggere, non offendere, non sprecare risorse’In primo luogo risorse umane! Enormi giacimenti intellettuali, morali e sociali giacciono inutilizzati, spesso in paurose condizioni di abbandono, in ogni settore e ambito, generando un clima di apatia che talvolta sfocia nell’indifferenza, nel cinismo, e quindi nell’inefficienza e nell’improduttività. 

    Penso che oggi ci sia tremendamente bisogno di aiutare le persone a pensare a ciò che fanno e a che cosa fanno di loro stesse nel corso della loro attività lavorativa. 

    • Quali ‘se stesse’ producono? 
    • Quale umanità generano? 
    • Quale mondo determinano? 

    L’importanza di comunicare il purpose aziendale

    Il purpose aziendale si riferisce alla ragione d’essere di un’azienda, il proprio senso e scopo, oltre al semplice perseguimento del profitto. Un purpose aziendale chiaro può fornire una guida strategica e ispirare i dipendenti. Molte aziende oggi cercano di integrare il loro purpose aziendale con impatti sociali e ambientali positivi. Questo può contribuire alla creazione di un marchio solido e alla fidelizzazione dei clienti. L’identificazione e la comunicazione di un purpose aziendale possono anche essere uno strumento per attirare talenti motivati e sostenere la cultura aziendale. In sintesi, sia il purpose personale che quello aziendale sono orientati verso una direzione significativa e ispiratrice. Nel contesto aziendale, un purpose chiaro può anche contribuire al successo a lungo termine e al coinvolgimento dei dipendenti. Dopo aver fatto chiarezza tra  purpose personale e aziendale, è importante tradurli in azioni concrete allineate. Ecco alcuni passi che potresti considerare:

    Purpose Personale:

    • Allineamento delle azioni: Assicurati che le tue azioni quotidiane siano in linea con i tuoi valori e il tuo purpose personale. Questo potrebbe comportare la definizione di obiettivi personali che riflettano ciò che è davvero importante per te.
    • Crescita personale: Cerca opportunità di apprendimento e crescita personale che contribuiscano al tuo sviluppo in linea con il tuo purpose. Ciò potrebbe includere corsi, esperienze di volontariato o connessioni con persone che condividono i tuoi valori.
    • Bilanciamento vita-lavoro: Cerca un equilibrio tra la tua vita personale e professionale, assicurandoti che entrambe le sfere contribuiscano al tuo benessere e al perseguimento del tuo purpose personale.
    • Individuare i Punti di Convergenza: Cerca i punti in comune tra il tuo purpose personale e quello aziendale. Identifica come i tuoi valori personali possono integrarsi nella cultura aziendale e nei suoi obiettivi.
    • Coinvolgimento e Conversazioni: Coinvolgiti in conversazioni con colleghi e leader aziendali per comprendere meglio il purpose aziendale e condividere il tuo purpose personale. Questo favorisce la trasparenza e la comprensione reciproca.
    • Stabilire Obiettivi Personali Allineati: Identifica obiettivi personali che siano allineati con gli obiettivi aziendali. Ciò può contribuire a un senso di scopo e direzione nella tua carriera.
    • Partecipare a Iniziative Aziendali: Partecipa attivamente a iniziative aziendali che riflettano il purpose dell’organizzazione. Questo può includere progetti sociali, iniziative di sostenibilità o attività di volontariato.
    • Proporre Miglioramenti e Innovazioni: Proponi idee e iniziative che integrino il tuo purpose personale e contribuiscano al successo dell’azienda. La creatività e l’innovazione possono derivare da una connessione significativa con il lavoro.
    • Rivedere e Aggiornare Periodicamente: Periodicamente, rivedi il tuo purpose personale e assicurati che sia allineato agli sviluppi aziendali. La flessibilità e la capacità di adattarsi sono cruciali.

    Purpose Aziendale:

    • Integrazione nelle decisioni aziendali: Assicurati che il purpose aziendale sia integrato nelle decisioni aziendali strategiche. Questo potrebbe influenzare la scelta di progetti, partner commerciali e iniziative sociali.
    • Coinvolgimento dei dipendenti: Comunica chiaramente il purpose aziendale a tutti i livelli dell’organizzazione e coinvolgi i dipendenti nel processo. Esso implica la storia dell’origine, perché è nata l’azienda, la sua mission e i suoi valori. E’ importante verificare che i collaboratori siano a conoscenza. 
    • Impatto sociale e ambientale: Se il tuo purpose aziendale include un’impronta sociale o ambientale positiva, sviluppa iniziative e progetti che contribuiscano a questi obiettivi. Questo può migliorare la reputazione aziendale e la fiducia dei clienti.
    • Misurazione e adattamento: Implementa indicatori chiave di performance (KPI) che riflettano il progresso verso il tuo purpose aziendale. Monitora costantemente e adatta le strategie se necessario.
    • Coltivare una Cultura di Supporto: Crea un ambiente in cui i dipendenti si sentano liberi di esprimere il proprio purpose personale e contribuire al raggiungimento del purpose aziendale. Una cultura di supporto favorisce l’entusiasmo e il coinvolgimento.
    • Condividere Successi e Esperienze: Condividi i successi e le esperienze legate all’implementazione del purpose aziendale. Questo può ispirare altri colleghi e contribuire a costruire una cultura orientata al purpose.

    In generale, sia il purpose personale che quello aziendale richiedono un impegno continuo e un adattamento in risposta alle sfide e alle opportunità che possono emergere nel tempo. Integrare il tuo purpose nelle tue azioni quotidiane contribuirà a mantenere la coerenza e a dare significato al tuo percorso personale e professionale.

    Come il purpose personale incide sulla crescita aziendale

    Ho tracciato, secondo me, le leve principali:

    Maggiore Motivazione e Impegno: Avere un chiaro purpose personale può fornire una fonte intrinseca di motivazione. Quando le azioni quotidiane sono allineate con i valori e gli obiettivi personali, si sperimenta un maggiore impegno nel perseguire i propri obiettivi.

    Senso di Direzione: il purpose personale agisce come una bussola nella vita, offrendo una guida e un senso di direzione. Sapere cosa è veramente importante aiuta a prendere decisioni più consapevoli e orientate agli obiettivi.

    Resilienza: Chi ha un chiaro purpose personale tende ad essere più resilienti di fronte alle sfide. Una chiara comprensione del motivo per cui si stanno affrontando determinate difficoltà può fornire la forza emotiva per superarle.

    Soddisfazione Personale: Il raggiungimento di obiettivi in linea con il proprio purpose personale contribuisce a una maggiore soddisfazione personale. Questa soddisfazione non è legata solo al successo esterno, ma anche alla sensazione di aver vissuto in coerenza con i propri valori.

    Benessere Emotivo: La coerenza tra le azioni quotidiane e il purpose personale può promuovere il benessere emotivo. Sentirsi autentici e in armonia con se stessi può contribuire a una maggiore felicità e stabilità emotiva.

    Successo Professionale: Nel contesto lavorativo, avere chiarezza sul proprio purpose può guidare le scelte di carriera, facilitare la creazione di reti significative e contribuire al successo professionale a lungo termine.

    Relazioni Significative: Un purpose personale chiaro può influenzare la scelta delle relazioni personali e professionali. Coltivare connessioni con coloro che condividono valori simili può portare a relazioni più significative e appaganti.

    Impatto Sociale: Il purpose personale può ispirare azioni volte a fare una differenza nel mondo. Chi vede il proprio successo collegato a un impatto positivo nella società può sperimentare una gratificazione più profonda.

    Adattabilità e Crescita: Avere un purpose personale non implica rigidità, ma piuttosto flessibilità. Può favorire l’adattabilità e la crescita personale, consentendo di affrontare nuove sfide con un orientamento chiaramente definito.

    In conclusione, il purpose personale può giocare un ruolo chiave nel determinare il successo individuale fornendo una guida interna, una fonte di motivazione e una base per decisioni significative. Tuttavia, è essenziale considerare che il successo è multidimensionale e influenzato da molteplici fattori.

    E se il purpose personale non è allineato a quello aziendale?

    Quando il purpose personale di un individuo non è allineato a quello aziendale, possono verificarsi una serie di sfide e conseguenze sia per l’individuo che per l’organizzazione. Ecco alcuni degli effetti che possono emergere quando c’è una mancanza di allineamento tra il purpose personale e quello aziendale:

    • Mancanza di Motivazione: L’individuo potrebbe sperimentare una mancanza di motivazione e impegno nel lavoro se non riesce a vedere un collegamento significativo tra il proprio purpose e gli obiettivi aziendali. Ciò può portare a un calo della produttività e della soddisfazione lavorativa.
    • Sensazione di Incongruenza: L’incongruenza tra il purpose personale e quello aziendale può generare una sensazione di disconnessione e incongruenza. Questo può influenzare negativamente il benessere emotivo e la stabilità psicologica dell’individuo.
    • Insoddisfazione Lavorativa: L’individuo potrebbe sentirsi insoddisfatto del proprio lavoro se percepisce che le attività quotidiane non contribuiscono al raggiungimento del proprio purpose personale. Questa insoddisfazione può influire sulla permanenza a lungo termine nell’organizzazione.
    • Stress e Affaticamento: La mancanza di allineamento può generare stress, poiché l’individuo potrebbe sentirsi costantemente sottoposto a pressioni in contrasto con i propri valori e aspettative personali. Ciò può portare a un aumento dello stress e dell’affaticamento.
    • Bassa Resilienza alle Sfide: La mancanza di un legame tra il proprio purpose e gli obiettivi aziendali può ridurre la resilienza dell’individuo di fronte alle sfide e alle difficoltà. La mancanza di un motivo significativo può rendere più difficile affrontare le difficoltà con determinazione.
    • Ridotta Creatività e Innovazione: L’allineamento tra il purpose personale e quello aziendale può favorire la creatività e l’innovazione. Quando manca questo allineamento, l’individuo potrebbe non sentirsi motivato a contribuire con idee innovative e a cercare soluzioni originali.
    • Clima Organizzativo Negativo: L’assenza di allineamento può influire sul clima organizzativo generale, portando a un’atmosfera meno positiva e collaborativa. La mancanza di un senso condiviso di purpose può ridurre la coesione all’interno del team.
    • Rischio di Rotazione del Personale:Gli individui il cui purpose personale non è allineato a quello aziendale potrebbero essere più inclini a cercare opportunità di lavoro altrove. Ciò può aumentare il rischio di rotazione del personale per l’organizzazione. E’ quindi fondamentale per l’azienda promuovere la trasparenza riguardo proprio purpose, incoraggiare la partecipazione dei dipendenti nella definizione del purpose e cercare di creare un ambiente in cui gli individui possano vedere il significato e l’importanza del proprio contributo. Inoltre, gli individui possono cercare opportunità all’interno dell’organizzazione che rispecchino meglio i loro valori personali e cercare di integrare il proprio purpose personale nelle attività quotidiane.

    Eudaimonia o Purpose oppure Eudaimonia e Purpose?

    Credo a questo punto abbia senso riprendere i due concetti di eudaimonia e purpose e riflettere come insieme siano la colonna portante della nostra trasformazione, nel momento in cui scegliamo con chiarezza il nostro intento di vita.

    L’eudaimonia rappresenta la realizzazione umana e la felicità complessiva. Abbiamo visto come nella filosofia greca, in particolare nell’etica aristotelica, l’eudaimonia è considerata la realizzazione più alta che deriva dal perseguimento delle virtù morali, dall’attività razionale e dalla piena espressione delle potenzialità umane. L’accento è sulla vita ben vissuta, guidata da valori etici e virtù.

    Il purpose riguarda il motivo o la ragione d’essere. A livello personale, il purpose individuale si riferisce allo scopo o al significato che un individuo attribuisce alla propria vita. A livello aziendale, il purpose aziendale indica la missione o il contributo che un’organizzazione cerca di apportare alla società, oltre al mero guadagno finanziario.

    Sebbene tu possa riflettere su entrambi i concetti e integrarli nella tua filosofia di vita, la scelta tra eudaimonia e purpose può dipendere da ciò che consideri più significativo. E qui entrano in gioco:

    i tuoi Valori Personali: Se dai molta importanza alla virtù, all’etica e alla piena realizzazione personale, l’eudaimonia potrebbe essere un focus significativo.

    il Cercare Significato: Se sei in cerca di un significato più specifico o di uno scopo particolare nella tua vita, potresti concentrarti maggiormente sul purpose individuale.

    il Contributo Sociale: Se attribuisci grande valore a contribuire positivamente alla società o all’ambiente attraverso il tuo lavoro o le tue azioni, il purpose aziendale potrebbe essere cruciale.

    Molte persone trovano un equilibrio tra eudaimonia e purpose, cercando di vivere in modo etico, perseguendo la realizzazione personale e contribuendo al bene comune. Spesso, perseguire uno scopo che risuona con i propri valori etici può portare a una maggiore eudaimonia. La chiave potrebbe essere considerare entrambi i concetti in modo complementare, poiché un purpose significativo può arricchire la vita, portando a una maggiore realizzazione eudaimonica. In ultima analisi, la scelta dipende da ciò che risuona di più con la tua visione del mondo e con i tuoi obiettivi personali.

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