Delegare, dare feedback, affrontare un conflitto, fidarsi: la leadership non si misura soltanto nelle grandi decisioni. Si vede soprattutto in ciò che accade nelle relazioni di ogni giorno.
C’è un momento, nella vita di un’organizzazione, in cui qualcosa comincia a non funzionare.
Non necessariamente qualcosa di grave.
Le persone continuano a lavorare.
I progetti vanno avanti.
Le riunioni si fanno.
Gli obiettivi vengono perseguiti.
Eppure qualcosa si inceppa.
Un manager a cui è stata affidata una responsabilità continua a chiedere conferme.
Un collaboratore aspetta sempre l’approvazione del capo prima di decidere.
Due funzioni che dovrebbero collaborare trasformano ogni progetto in una negoziazione.
Un feedback importante viene rimandato per settimane.
Un conflitto rimane sullo sfondo e, nel frattempo, diventa sempre più personale.
In riunione tutti sembrano d’accordo, ma poi le decisioni non vengono realmente seguite.
Sono situazioni molto comuni.
E spesso vengono affrontate cercando una soluzione organizzativa.
- Si ridefiniscono i ruoli.
- Si cambiano i processi.
- Si introducono nuove procedure.
- Si fanno nuove riunioni.
- Si chiariscono nuovamente le responsabilità.
A volte è necessario. Ma non sempre è sufficiente.
Perché c’è una parte del problema che non si trova nell’organigramma.
Si trova nella relazione
Il lavoro accade nelle relazioni
Un’organizzazione può avere strutture perfettamente definite e, allo stesso tempo, funzionare male. Perché tra ciò che è scritto e ciò che realmente accade esiste uno spazio.
È lo spazio delle relazioni.
È lì che una delega diventa realmente autonomia, che un feedback può diventare crescita oppure difesa.
È lì che un conflitto può diventare confronto oppure trasformarsi in una guerra di posizioni.
È lì che la fiducia può permettere a una persona di assumersi una responsabilità oppure lasciare spazio al controllo.
È lì che una decisione può essere realmente condivisa oppure semplicemente accettata in riunione.
Il lavoro accade nelle relazioni.
E la qualità delle relazioni influenza la qualità delle decisioni, della collaborazione e, alla fine, dei risultati.
Per questo la leadership non può essere considerata soltanto un insieme di competenze.
È anche il modo in cui ciascuno di noi entra nelle relazioni quando deve esercitare responsabilità.
Quando sapere cosa fare non basta
La maggior parte di noi conosce le regole fondamentali della leadership.
- Sappiamo che bisogna delegare.
- Sappiamo che è importante dare feedback.
- Sappiamo che i conflitti vanno affrontati.
- Sappiamo che le persone hanno bisogno di autonomia.
- Sappiamo che il controllo eccessivo demotiva.
Eppure sapere non significa necessariamente riuscire a fare.
Possiamo conoscere perfettamente la teoria della delega e continuare a controllare ogni passaggio.
Sappiamo quanto sia importante il feedback e continuare a rimandare quella conversazione.
Siamo magari consapevoli che un conflitto deve essere affrontato e continuare a evitarlo.
Diciamo di volere collaboratori autonomi e, nello stesso tempo, non riuscire a lasciare andare il controllo.
Una cosa è sapere come si dovrebbe agire.
Un’altra è riuscire a farlo quando siamo dentro quella relazione.
Perché in una relazione non siamo osservatori esterni.
Siamo parte del sistema.
- Abbiamo aspettative.
- Paure.
- Bisogni.
- Storie.
- Abitudini.
E anche il nostro modo personale di esercitare il potere, l’autorità, il controllo e la fiducia.
È qui che la leadership diventa concreta.
La leadership si vede nei momenti difficili
La leadership non si vede soltanto quando bisogna prendere una grande decisione strategica.
Si vede molto di più nei piccoli momenti quotidiani.
Quando dobbiamo dire a una persona:
«Questa responsabilità è tua.»
«Questo risultato non è sufficiente.»
«Non sono d’accordo.»
«Mi fido di te.»
Oppure:
«Su questo dobbiamo cambiare.»
Sono frasi semplici.
Ma non sempre sono facili da pronunciare.
Perché ogni volta che esercitiamo leadership stiamo tenendo insieme almeno due esigenze:
quella del risultato e quella della relazione.
Se pensiamo soltanto al risultato, possiamo diventare direttivi, controllanti, incapaci di ascoltare.
Se pensiamo soltanto alla relazione, possiamo evitare il conflitto, rimandare decisioni difficili, non mettere confini sufficientemente chiari.
La leadership matura non sta nella scelta di una delle due.
Sta nella capacità di tenerle insieme.
Due qualità. Una leadership.
È da questa idea che nasce UNASOLA Leadership.
Il nome nasce da una convinzione: una leadership completa non può essere costruita scegliendo tra due modalità apparentemente opposte.
Abbiamo bisogno di una qualità che dà forma:
decidere · orientare · strutturare · mettere confini · agire
E di una qualità che crea spazio:
ascoltare · comprendere · connettere · accogliere · lasciare emergere
Non parliamo di uomini e donne. Parliamo di due qualità presenti in ogni persona.
Due modalità che possono essere integrate e utilizzate in modo consapevole a seconda di ciò che la situazione richiede.
Perché:
decidere senza ascoltare può produrre esecuzione, ma perdere il pensiero delle persone.
Ascoltare senza dare forma può proteggere la relazione, ma perdere chiarezza e responsabilità.
La leadership matura richiede entrambe.
- Decidere senza chiudere il confronto.
- Ascoltare senza rinunciare alla direzione.
- Mettere un confine senza rompere la relazione.
- Dare autonomia senza abbandonare la responsabilità.
- Fidarsi senza smettere di essere accountable.
Non è un equilibrio statico.
È una capacità che si costruisce nella pratica.
Dalla leadership alle situazioni concrete
Per questo UNASOLA non parte da un modello ideale di leader.
- Parte da ciò che sta accadendo.
- Da una delega che non funziona.
- Da una persona che non si assume la responsabilità.
- Da un conflitto che dura da troppo tempo.
- Da un feedback che non viene dato.
- Da una collaborazione che continua a produrre attrito.
- Da un manager che sente di dover controllare tutto.
- Da un team che aspetta sempre che sia qualcun altro a decidere.
Sono queste le situazioni in cui possiamo osservare la leadership in azione.
E possiamo chiederci:
- Che cosa sto facendo io dentro questa relazione?
- Che cosa sto controllando?
- Che cosa sto evitando?
- Dove sto dando troppo spazio?
- Dove ne sto dando troppo poco?
- Quale responsabilità sto assumendo al posto di qualcun altro?
- Quale conversazione continuo a rimandare?
- Quale confine non sto mettendo?
- Quale fiducia non sto riuscendo a dare?
Queste domande non servono a trovare un colpevole.
Servono a trovare un punto di trasformazione.
Quando la relazione migliora, cambia anche il lavoro
Le conseguenze di una relazione che non funziona non rimangono nella sfera personale.
Si riflettono sull’organizzazione.
- Aumenta il controllo.
- Cresce la dipendenza dal capo.
- Le decisioni rallentano.
- I problemi arrivano tardi.
- Le persone portano meno il proprio pensiero.
- I conflitti si personalizzano.
- Le responsabilità diventano confuse.
- La collaborazione tra funzioni diventa faticosa.
Al contrario, quando le relazioni diventano più chiare e mature, possono cambiare anche i comportamenti organizzativi.
- I problemi possono essere portati prima.
- Le persone possono proporre soluzioni senza paura di sbagliare.
- Le decisioni possono essere prese più vicino a chi ha la responsabilità.
- I conflitti possono essere affrontati prima che diventino personali.
- Il feedback può diventare parte del lavoro, non un evento straordinario.
- L’autonomia può crescere insieme all’accountability.
Questo è anche benessere organizzativo.
Non un benessere inteso come assenza di difficoltà.
Ma come capacità di stare dentro le difficoltà senza che le relazioni si rompano.
Perché un’organizzazione sana è quella in cui le persone hanno la possibilità di attraversarli.
Nove domande per guardare la leadership da vicino
Da ottobre ne parleremo anche attraverso nove domande.
Nove venerdì.
Nove situazioni concrete.
Nove domande per guardare da vicino ciò che accade nelle relazioni di lavoro.
È il nuovo percorso de I COSTRUTTORI DI BENESSERE, la rubrica di myHARA che questa volta entra nel mondo della leadership.
Perché il benessere organizzativo non riguarda soltanto ciò che facciamo per stare meglio al lavoro.
Riguarda anche come lavoriamo insieme.
Da dove partire?
Non serve sempre cambiare tutto.
A volte può essere sufficiente guardare una relazione.
- Quella che oggi richiede più energia.
- Quella in cui senti di dover controllare troppo.
- Quella in cui continui a rimandare una conversazione.
- Quella in cui non riesci a ottenere la collaborazione che ti aspetti.
- Quella in cui senti che, nonostante gli sforzi, qualcosa continua a non funzionare.
Se potessi migliorare una sola relazione nella tua organizzazione, quale sarebbe?
Potrebbe essere un buon punto di partenza.
Perché una relazione che cambia può modificare un comportamento.
Un comportamento può modificare una dinamica.
E una dinamica diversa può aprire nuove possibilità per tutto il sistema.
UNASOLA Leadership
UNASOLA Leadership lavora sulle relazioni reali, sui problemi reali e sulle conversazioni che i manager devono affrontare mentre il lavoro accade. Attraverso confronto, coaching, esercitazioni, role play, pratiche esperienziali e sperimentazione sul campo. Anche attraverso il corpo, perché nella relazione il corpo spesso parla prima delle parole. La conduzione è affidata a una coppia maschile e femminile, perché l’integrazione tra le due qualità della leadership non viene soltanto spiegata.Viene fatta esperienza.
Il percorso può essere costruito come sviluppo della leadership, lavoro su un team, workshop mirato o intervento su una specifica situazione organizzativa.
Non partiamo da un programma standard. Partiamo da ciò che oggi, nella vostra organizzazione, non sta funzionando come potrebbe.
Perché la leadership accade ogni giorno.
- Nelle relazioni.
- Nelle conversazioni.
- Nelle scelte che facciamo quando nessuno ci sta guardando.
E soprattutto nel modo in cui riusciamo a tenere insieme risultato e relazione.
Due qualità.
Una leadership.


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