Loading
  • Il metodo

    Maschile e femminile: la miglior comprensione per trasformare il conflitto in azienda

    conflitto-in-azienda-myhara

    La prima competenza necessaria per risolvere il conflitto in azienda è la conoscenza di Sé.

    Il maschile e il femminile sono 2 energie, prima ancora di essere rappresentate dall’immagine di uomo e donna.

    In un paradiso delle origini esse inizialmente erano inscindibilmente unite.

    Ritroviamo tutto ciò nella mitologia greca (Pandora che viene forgiata da Prometeo), andina (Pachamama la grande terra e Pachacamac il signore del cielo), nella religione cattolica (Eva nasce dalla costola di Adamo), nella psicologia evoluzionista (la neonata rispetto agli approcci psicologici più tradizionali) che ci conferma che, frutto di un determinismo evolutivo, esistono queste due nature con proprie specificità e non possiamo farci niente.

    L’esperienza socio ambientale si innesca su una natura umana già alla base differenziata, dotata di una grande plasticità, ma non è unisex come dice Stewart-Williams, Steve nel libro “La scimmia che ha capito l’universo.” 

    Quando il femminile si stacca dal maschile, sulla Terra ha origine la sofferenza,il dolore, la frustrazione.

    Pandora apre il vaso da cui escono tutti i mali, Eva mangia la mela provocando la caduta del paradiso terrestre, Pachamama grazie a Pachamacac, che porta la prima alba, torna a regnare sulla Terra florida.

    La psicologia evoluzionista non prende minimamente in considerazione il maschile senza il femminile.

    Il maschile e femminile sono due rovesci della stessa medaglia, che ci riguardano direttamente, nella nostra intrinseca natura.

    Essere uomo o donna appartiene al nostro corpo fisico (considerato peraltro l’altra faccia dell’anima) e alla nostra biologia. E’ indiscutibilmente vero che un corpo fisico maschile ha caratteristiche differenti da quello femminile, primo fra tutti, l’apparato genitale esterno nell’uomo, interno nella donna.

    Ma maschile e femminile riguarda tutta la Natura, l’acqua, l’aria, il fuoco, la luna, il sole.

    Se pensassimo il giorno senza la notte la Natura sarebbe scompensata, se non dormissimo e fossimo sempre legati ad attività diurne, presto o tardi manifesteremo sindromi di squilibrio.

    Hai mai pensato che tutto, ma proprio tutto è maschile e femminile?

    Quando questo movimento e’ alterato si crea conflitto.

    Le stesse energie, come riporta C.G.Jung parlandoci di Animus e Anima come componenti maschili e femminili presenti in ognuno di noi, vanno osservate e riconosciute ed armonizzate.

    Questo è il primo conflitto che nasce dentro di noi e che poi genera conflitti all’esterno, ed anche in azienda.

    All’origine queste 2 energie erano distinte, ma non separate.

    Quando ci pensiamo come o solo energia femminile o solo energia maschile creiamo in noi stress, sofferenza, ansia e agitazione.

    Il cammino per conoscere la vera causa del dolore e reciderlo alla radice è il cammino della riunificazione degli opposti.

    Questo è il percorso che ognuno di noi dovrebbe fare per sciogliere l’inganno della sofferenza.

    Gli archetipi e il conflitto in azienda, e nella vita

    Quando l’uomo riesce ad unificare dentro di Sé l’archetipo maschile e quello femminile è “illuminato”, sta bene, è vitale, propositivo, creativo, centrato.

    Nella nostra cultura è una condizione rara.

    Non solo l’archetipo maschile e l’archetipo femminile sono distinti e separati, ma c’è prevaricazione dell’archetipo maschile.

    La simbologia patricentrica lasciata da sola, senza il contributo del simbolo matricentrico, si fonda solo sulla ratio, il logos, il pensiero, l’analisi diagnostica e non integra l’invisibilità, l’anima.

    L’azienda in questa visione patricentrica è come una macchina, un corpo meccanico in cui il sistema matricentrico non è presente.

    L’azienda patricentrica, focalizzata al profitto e alla competitività, non lascia spazio al simbolo matricentrico e parte dal mettere al centro non solo l’Io, ma ha come fine il  continuo rinforzo delle strutture dell’Io.

    Ma l’Io separato dalla sua ombra, dalla sua parte invisibile, del Tutto… è una gabbia.

    La visione patricentrica dell’azienda ne filtra l’anima attraverso le categorie diagnostiche, il distinguo analitico.

    L’Archetipo maschile risponde a solarità, razionalità, ordine,logos, logica analisi.

    sociale, dominio. La vista è il senso che prevale sugli altri .

    L’Archetipo femminile risponde a lunarità, oscurità, pathos, sentimento, anima, invisibilità, cura del particolare. Il senso prevalente è il tatto, legato alla carezza, al gesto che guarisce.

    Nell’articolo precedente abbiamo anche visto come interagiscono i 2 emisferi cerebrali ed ora potremmo mettere insieme tutti i pezzi di questo puzzle, che siamo noi, e comprendere meglio come il conflitto interno è causa del conflitto in azienda e nelle relazioni in generale.

    Il conflitto deve essere compreso ed integrato.

    Solo un approccio consapevole consente di gestire e trasformare il conflitto in un momento di sviluppo aziendale e crescita personale.

    Non sempre il conflitto in azienda e nella vita è negativo

    Chiarito il posizionamento del maschile e femminile e l’importanza di includere la diversità come nutrimento e ricchezza, torniamo alla consapevolezza di questo continuo movimento delle 2 energie in noi per migliorare la gestione del conflitto in azienda e fuori.

     “Il conflitto è quella situazione che si determina tutte le volte che su un individuo agiscono contemporaneamente due forze psichiche di intensità più o meno uguale, ma di opposta direzione”.

    (Kurt Lewin)

    La vera consapevolezza è che dentro di noi sussistono sempre forze psichiche opposte e distinte, ma non separate. Quindi il conflitto nasce, per sua natura, intrapsichico quando non riconosciamo le nostre 2 energie, maschile e femminile, senza includere e armonizzandole.

    Recenti ricerche mostrano che l’85% dei dipendenti a tutti i livelli (compresi quindi il management ed il vertice d’impresa) trascorrono in media circa 2,8 ore ogni settimana nell’affrontare situazioni conflittuali in cui differenti obiettivi di settore e individuali, nonché differenti vedute ed esigenze, creano divergenze. Ogni anno, quelle ore di perdita di produttività sommate valgono miliardi di euro. Senza considerare gli effetti psicologici ed emotivi.( cit. Working Paper)

    Di per sé un conflitto è la presa d’atto che esistono posizioni diverse rispetto ad un problema comune. Questa non è una situazione negativa ed anzi può essere un’occasione per attivare un interessante processo di problem solving finalizzato ad individuare una soluzione con il contributo di tutti i soggetti coinvolti.

    Una situazione conflittuale diventa realmente problematica quando è gestita male e si trasforma in uno scontro tra persone.

    Vari modi di catalogare i conflitti in azienda

    In base ai soggetti coinvolti:
    • Conflitto intrapsichico: stato di tensione che una persona avverte confrontandosi con bisogni, desideri, impulsi e motivazioni contrastanti. La tensione nasce a causa di forze contrapposte che indirizzano la persona a prendere una decisione piuttosto che un’altra.
    • Conflitto interpersonale: il soddisfacimento di un desiderio o il conseguimento di un obiettivo da parte del singolo entra in contrasto con desideri e obiettivi di altre persone.
    • Conflitto intragruppo e conflitto intergruppo: fra membri dello stesso gruppo o di gruppi differenti.

    In base alla tipologia di argomento:

    • Conflitto di tipo emotivo: tende a degenerare, perché le persone in questione non chiariscono i loro punti di vista o per timore dell’altro o per paura di esporsi in una relazione di rabbia o di rifiuto.
    • Conflitto di interessi: le persone coinvolte hanno interessi differenti e contrastanti che possono essere soddisfatti solo a discapito dell’altro.
    • Conflitto di dati: quando le persone coinvolte non solo hanno due punti di vista diversi ma possiedono informazioni parziali o travisate. 

    In base all’esito:

    • Conflitto distruttivo: interferisce con l’efficacia del lavoro svolto e con un clima di lavoro salutare. La comunicazione in questo caso è contraddistinta dalla competizione: ogni membro del gruppo cerca di influenzare gli altri semplicemente allo scopo di avere ragione imponendo il suo punto di vista. 
    • Conflitto costruttivo: i membri del gruppo sono consapevoli che il disaccordo è un aspetto naturale all’interno delle dinamiche di gruppo e può anzi rappresentare un fattore chiave per il raggiungimento dei loro obiettivi comuni. Questo tipo di atteggiamento si riflette in un tipo di comunicazione in cui prevale la cooperazione: le idee e le opinioni di tutti sono ascoltate con interesse, attenzione e positività.

    Competenze necessarie per gestire positivamente i conflitti in azienda

    Come possiamo verificare dall’elenco qui sotto la prima voce riguarda sempre il proprio Sé. 

    • Conoscenza di sé 
    • Conoscenza dell’Altro
    • Comprensione
    • Comunicazione
    • Cooperazione
    • Fiducia
    • Pensiero  Divergente e Creativo
    • Valorizzazione (autostima)

    Quando smetteremo di cercare fuori la soluzione al nostro conflitto interiore, noteremo un grande beneficio:

    Armonia: sentirsi in sintonia con la nostra essenza trasmette una sensazione di tranquillità. È così che ci avviciniamo a ciò che desideriamo e intraprendiamo una ricerca assertiva

    Auto-conoscenza: cercare dentro di noi ci permette di conoscerci meglio

    Assertività: volgendo lo sguardo verso il nostro Io interiore, scenderemo dal piedistallo su cui ci pongono gli altri, ci lasceremo alle spalle i pregiudizi e instaureremo relazioni più sane.

    Quando cerchiamo fuori, quello che in realtà abbiamo dentro, ci allontaniamo da noi stessi.

    Il conflitto in azienda e l’omeostasi di sistema

    Noi siamo parte di un sistema con il quale interagiamo quotidianamente. Un sistema che varia e che, per reggersi ed essere continuo, si deve autoregolare attraverso l’integrazione delle parti.  

    Pensando all’azienda come ad un “essere vivente” una delle sfide di leadership è la ricerca dell’omeostasi interna. 

    Il termine omeostasi deriva dalla fusione di due parole greche, òmoios, “simile” e stasis “posizione”. 

    Padre di questo neologismo fu Walter Cannon, che riprese i concetti di Claude Bernard, secondo cui “tutti i meccanismi vitali, per quanto siano vari, non hanno altro che un fine costante: quello di mantenere l’unità delle condizioni di vita dell’ambiente interno“. 

    E’ la tendenza naturale al raggiungimento di una relativa stabilità, sia delle proprietà chimico-fisiche interne sia comportamentali, che accomuna tutti gli organismi viventi, per i quali tale regime dinamico deve mantenersi nel tempo, anche al variare delle condizioni esterne, attraverso precisi meccanismi autoregolatori, grazie all’integrazione e all’equilibrio delle funzioni.

    Il conflitto in azienda può essere risolto attraverso il bilanciamento delle parti?

    Abbiamo compreso che pensare di eliminare il conflitto tra le persone è inutile. Imparare a creare un ambiente in cui il conflitto venga assorbito e trasformato in possibilità, no.

    Come sosteneva  Eraclito «Il Polemos è il padre di tutte le cose» 

    Ogni conquista dell’uomo, nel bene e nel male – al di là del bene e del male – è sempre stata il risultato di un polemos, una guerra, un conflitto, condizionato quindi da quest’ultimo.

    Il conflitto dei conflitti: maschile e femminile in azienda

    Come nessun uomo presenta, a senso unico, i tratti tipici del maschile, così la donna non rappresenta al cento per cento i tratti tipici del femminile. Abbiamo visto anche l’approccio delle psicologia evoluzionista che definisce il grado di identificazione al ruolo associato al sesso biologico, come un dato di natura. Vi sono poi i fattori culturali e le dinamiche intrapsichiche che affondano le loro prime radici nell’infanzia e in rapporto alle figure genitoriali, che vengono poi rimaneggiate con lo sviluppo della sessualità. 

    Tutto concorre al continuo movimento di queste 2 archetipiche energie.

    Un uomo in posizione femminile non è necessariamente omosessuale o isterico, così come una donna che si discosta dallo stereotipo femminile non va da sé che scelga di amare le donne o soffra di nevrosi ossessiva. 

    Non solo: un uomo con forti tratti femminili può essere virile al pari di uno pienamente identificato alla mascolinità, se non addirittura risultare un maschio più completo. Stessa cosa per la donna: quella dal carattere più forte può esaltare la sensibilità femminile fino alle vette più alte. 

    Il possesso quindi  di particolarità appartenenti al principio opposto non diminuisce quelle considerate congruenti con il sesso biologico ma può, quando non prende il sopravvento, addirittura esaltarle e arricchirle attraverso la convivenza dei contrari. Viceversa l’adesione senza scarti a ruoli predefiniti implica impoverimento e ripetizione di stereotipi.

    La nostra singolarità è data dalla miscela unica e irripetibile che c’è in ciascuno di noi, di tratti femminili e maschili. Di energia abbiamo parlato più volte negli articoli precedenti (https://www.energyogant.it/la-prima-risorsa-di-diversita-ed-inclusione-sei-tu/).

    Artiste, scienziate, manager e tutte coloro che sono impegnate su un qualche versante esistenziale sono esempi di donne la cui femminilità può venir esaltata proprio dal possesso di tratti maschili, se essi non ne dominano completamente lo psichismo e restano in tensione con il femminile.

    Questi tipi hanno del maschile l’orientamento al sociale, la ferrea razionalità, un certo coraggio nell’osare e nel prendersi delle responsabilità. Ma, se conservano anche doti femminili, la loro capacità di cura, l’apertura all’altro e la ricettività ne saranno potenziate e non sminuite o schiacciate.

    Il maschile viene in aiuto al femminile nella misura in cui ne valorizza l’energia intuitiva e tempera gli eccessi. Allo stesso tempo gli uomini possono beneficiare dei loro aspetti più squisitamente femminili, se imparano a considerarli non come limiti ma come marce in più rispetto ai loro colleghi maschi “che non devono chiedere mai”. Qui è il femminile che può venire in aiuto: sensibilità e attenzione all’altro sono doti che limitano gli effetti distruttivi di individualismo e razionalità spietate. 

    Un uomo che non rinuncia alla sua componente femminile raccoglierà frutti e soddisfazioni più durature e meno effimere rispetto al puro esercizio del potere.

    Ecco che le caratteristiche dei due generi si completano e, se gestite correttamente, generano maggiore efficienza e bilanciamento di talenti in azienda.

    Rifiutare un genere a favore dell’altro rientra nella visione maschile della società.Il femminile crea e trasforma, il maschile concretizza.

    Raffele Morelli sostiene : “Ogni volta che rifiuto un uomo/una donna sto rifiutando una parte di me”.

    Non c’è altra via che il lavoro di crescita su di Sé attraverso la conoscenza dei propri meccanismi di funzionamento, la scoperta delle proprie potenzialità e la capacità di gestire i talenti in funzione della richiesta della situazione.

    Solo allora potremmo usare il femminile ed il maschile dentro di noi come ricchezza della diversità e inclusione delle sue parti. E nella manifestazione corretta di queste due energie, generare alte frequenze a beneficio del collega, del team di lavoro, dell’azienda in generale.

    «Non è il nostro compito quello d’avvicinarci, così come non s’avvicinano fra loro il sole e la luna, o il mare e la terra. Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra. La nostra meta non è di trasformarci l’uno nell’altro, ma di conoscerci l’un l’altro e d’imparare a vedere e a rispettare nell’altro ciò che egli è: il nostro opposto e il nostro completamento.»

    Hermann Hess, Narciso e Boccadoro, 

    ENERGYOGANT

    Il metodo Energyogant concreto e misurabile, ha come intento il miglioramento e il sostegno dell’energia personale anche nei momenti di alto impatto lavorativo.

    E’ suddiviso in 4 macro aree all’interno delle quali vengono forniti strumenti e feedback per sviluppare energia, creatività, concentrazione e vitalità nel singolo, migliorando il  benessere organizzativo.

  • You may also like

    No Comments

    Leave a Reply