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    Il rituale del rientro: 21 giorni per tornare a te, prima di tornare a tutto il resto – N. 3 MI FERMO

    Settembre è il mese del rientro.

    Rientriamo dalle ferie, dalle vacanze, dai viaggi.
    Rientriamo nelle nostre case, nelle nostre città, nelle nostre agende.

    E soprattutto rientriamo nel nostro ritmo.

    La sveglia ricomincia a suonare presto.
    Le email tornano a riempire la casella di posta.
    Le riunioni riprendono.
    Le cose da fare tornano a occupare spazio nella testa.

    E spesso pensiamo che il problema sia semplicemente riprendere il ritmo.

    Ma forse il rientro ci chiede qualcosa di diverso.

    Perché durante le ferie, anche solo per qualche giorno, può succedere qualcosa di interessante: cambia il nostro rapporto con il tempo.

    • Abbiamo meno bisogno di correre.
    • Ci accorgiamo di più del corpo.
    • Camminiamo.
    • Guardiamo.
    • Ascoltiamo.
    • Mangiamo con maggiore calma.

    Ci concediamo momenti nei quali non dobbiamo necessariamente produrre, decidere o rispondere.

    E quando torniamo alla quotidianità, il contrasto può essere forte.

    Non perché la vita di tutti i giorni sia necessariamente sbagliata.

    Ma perché per qualche giorno abbiamo sperimentato un modo diverso di stare dentro la nostra vita.

    E allora il rientro può diventare un’occasione interessante.

    Non per chiederci subito che cosa dobbiamo cambiare.

    Ma per osservare.

    • Come sono tornata?
    • Che cosa sento?
    • Che cosa succede dentro di me quando riprendo il mio ritmo abituale?

    Il corpo torna prima della mente

    Quando ricominciamo a lavorare, la mente generalmente non ha bisogno di molto tempo per ripartire.

    È bravissima.

    Ricorda gli appuntamenti.
    Recupera le attività lasciate in sospeso.
    Anticipa i problemi.
    Organizza.
    Pianifica.

    Il corpo, invece, può avere bisogno di qualche giorno in più.

    Può manifestare tensione, stanchezza, irrequietezza.

    Può chiedere una pausa mentre noi continuiamo a lavorare.

    Può farci accorgere che stiamo respirando superficialmente, che abbiamo le spalle contratte, che siamo sempre davanti a uno schermo.

    Per questo il rientro può essere un buon momento per ricominciare da qualcosa di molto semplice:

    sentire.

    Prima ancora di cercare risposte, possiamo tornare al corpo.

    Non dobbiamo aggiungere un’altra attività alla nostra agenda.

    Bastano pochi minuti.

    Il rituale del rientro

    Ti propongo una piccola pratica di 21 giorni.

    • Non è una gara.
    • Non devi diventare bravo a meditare.
    • Non devi svuotare la mente.
    • Non devi ottenere un risultato.

    L’obiettivo è molto più semplice:

    creare ogni giorno uno spazio nel quale accorgerti di come stai.

    • Tre settimane.
    • Tre pratiche.
    • La prima per tornare al corpo.
    • La seconda per imparare ad ascoltare ciò che accade intorno a te senza reagire automaticamente.
    • La terza per ascoltare ciò che accade dentro di te.

    Settimana 1 — Tornare al respiro

    Siediti in una posizione comoda.

    La schiena è dritta, ma senza rigidità.
    I piedi sono appoggiati a terra.

    Chiudi gli occhi.

    Fai un respiro un po’ più profondo del solito.

    Poi lascia che il respiro torni naturale.

    Non devi modificarlo.

    Osservalo.

    Senti l’aria che entra dalle narici.

    Senti l’aria che esce.

    Porta l’attenzione al punto del corpo nel quale percepisci maggiormente il respiro.

    Può essere il naso.

    Il petto.

    La pancia.

    Non cercare il punto giusto.

    Trova semplicemente il tuo.

    Rimani lì per qualche minuto.

    Quando la mente si allontana, accorgitene e torna al respiro.

    Non devi rimproverarti.

    È esattamente questo l’esercizio:

    accorgerti di esserti allontanato e tornare.

    Puoi anche utilizzare questo suggerimento:

    – inspira per 4 secondi
    – pausa per 2 secondi
    – espira per 4 secondi
    – pausa per 2 secondi

    Per tre cicli.

    Poi lascia andare il conteggio e respira naturalmente.

    Alla fine chiediti soltanto:

    Come mi sento adesso, rispetto a cinque minuti fa?

    Non cercare una risposta giusta.

    Osserva.

    Se vuoi lasciati guidare da me con questo audio.

    Settimana 2 — Ascoltare senza reagire

    Questa è una pratica che puoi fare anche in ufficio.

    Siediti per qualche minuto e chiudi gli occhi.

    Porta prima l’attenzione al respiro.

    Senti l’aria che entra e che esce.

    Poi comincia ad ascoltare.

    Qual è il suono più vicino?

    • Una voce.
    • Una macchina.
    • Una porta.
    • Una tastiera.
    • Un telefono.

    Ora ascolta il suono più lontano.

    Non cercare di eliminarlo.

    Non decidere se ti piace o ti disturba.

    Ascoltalo semplicemente.

    Nota come arriva.

    • Se è continuo o intermittente.
    • Forte o leggero.
    • Piacevole o fastidioso.

    E poi torna al respiro.

    • Suono.
    • Respiro.
    • Suono.
    • Respiro.

    Questa pratica sembra molto semplice.

    Ma ci insegna qualcosa di importante:

    non tutto ciò che arriva alla nostra attenzione richiede una nostra reazione.

    È una capacità preziosa anche nel lavoro.

    • Una mail non richiede necessariamente una risposta immediata.
    • Una provocazione non richiede necessariamente una risposta.
    • Un pensiero non richiede necessariamente di essere seguito.
    • Un’emozione non richiede necessariamente di essere agita.

    Possiamo imparare a osservare prima di reagire.

    Se vuoi ascolta questo mio audio

    Settimana 3 — Ascoltare ciò che c’è

    Questa è forse la pratica più importante.

    Fermati.

    Chiudi gli occhi.

    Respira profondamente una volta.

    Poi torna al respiro naturale.

    Chiediti:

    C’è un pensiero che continua a tornare in questi giorni?

    Non cercarlo.

    Aspetta.

    • Può essere qualcosa che riguarda il lavoro.
    • Una persona.
    • Una decisione.
    • Una preoccupazione.
    • Un desiderio.
    • Qualcosa che rimandi.
    • Qualcosa che non sai ancora come affrontare.

    Quando compare, osserva anche l’emozione che porta con sé.

    • Agitazione?
    • Rabbia?
    • Paura?
    • Tristezza?
    • Entusiasmo?
    • Curiosità?

    E poi fai un passaggio ancora più concreto:

    Dove senti questa emozione nel corpo?

    • Nella pancia?
    • Nel petto?
    • Nella gola?
    • Nella testa?
    • Nelle spalle?

    Rimani qualche istante lì.

    Non cercare di mandarla via.

    Non cercare di cambiarla.

    Puoi semplicemente dirle:

    “Ti vedo.”

    E restare in ascolto.

    Poi chiediti:

    Che cosa sta cercando di farmi vedere questa emozione?

    Forse non arriverà nessuna risposta.

    Va bene così.

    La consapevolezza non è avere immediatamente una soluzione.

    A volte è semplicemente smettere di scappare dalla domanda.

    Se vuoi lasciati guidare dal mio audio

    Dopo 21 giorni, non cercare di essere una persona diversa

    Non aspettarti di diventare più calmo, più produttivo o più equilibrato.

    Piuttosto, prova a osservare se è cambiato qualcosa nel tuo modo di stare nelle giornate.

    • Ti accorgi prima di quando sei stanco?
    • Riconosci più velocemente quando sei sotto pressione?
    • Riesci a fermarti prima di reagire?
    • Senti maggiormente il corpo?
    • Ti accorgi di alcuni pensieri ricorrenti?
    • Hai riconosciuto qualcosa che durante le ferie avevi percepito e che il ritorno al lavoro aveva nuovamente coperto?

    Queste osservazioni possono essere molto più interessanti di qualsiasi obiettivo di “benessere”.

    Perché ci riportano a una domanda fondamentale:

    come sto vivendo la mia vita, oggi?

    Il rientro dopo i 50 anni

    E forse, dopo i 50 anni, il rientro può diventare ancora più interessante. Non tanto per ciò che dobbiamo cambiare, quanto per ciò che finalmente possiamo scegliere.Per questo la domanda non è necessariamente:

    “Questa normalità mi fa ancora bene?”

    A volte basta fermarsi qualche minuto per cominciare ad ascoltare la risposta.

    Fermarsi non significa tirarsi indietro

    Viviamo in una cultura che associa facilmente il movimento alla crescita.

    • Fare.
    • Produrre.
    • Correre.
    • Raggiungere.
    • Risolvere.

    Ma esiste anche un’altra forma di movimento.

    Quella che nasce dal fermarsi abbastanza a lungo da capire dove siamo.

    • Il corpo lo sa.
    • La natura lo sa.
    • Anche noi lo sappiamo, ma spesso lo dimentichiamo.

    Per questo un rientro può diventare un piccolo esercizio di consapevolezza.

    Non per vivere tutto l’anno come se fossimo in vacanza.

    Ma per non dimenticare completamente la persona che siamo quando finalmente smettiamo di correre.

    E forse è proprio questo il regalo più interessante che possiamo portarci dietro dalle ferie.

    • Non il ricordo di un luogo.
    • Non le fotografie.
    • Non la sensazione di essere stati lontani.

    Ma un modo diverso di ascoltarci.

    E se volessi andare un po’ più in profondità?

    A volte cinque minuti al giorno sono sufficienti per aprire una porta. E quando quella porta si apre, può nascere il desiderio di avere più tempo, più spazio, più silenzio. Poi può nascere il desiderio di fermarsi più a lungo.

    Di uscire, almeno per qualche giorno, dal ritmo abituale.

    Di tornare al corpo, alla natura, al silenzio.

    È con questo spirito che nasce Torna a Terra, il retreat esperienziale che si terrà dal 16 al 18 ottobre alla Sacra di San Michele, in provincia di Torino.

    Tre giorni per rallentare, radicarsi e creare uno spazio nel quale ascoltare ciò che nella quotidianità spesso rimane in sottofondo.

    E se invece senti che ciò che sta emergendo riguarda un passaggio più ampio della tua vita, dal 26 ottobre partirà il percorso online Energia e Cambiamento dopo i 50 anni.

    Un percorso per esplorare con maggiore profondità il rapporto con la propria energia, con il cambiamento, con il corpo, con le nuove priorità e con la fase di vita che stiamo attraversando.

    Non per trovare ricette.

    Non per tornare quelli di prima.

    Ma per capire, con maggiore consapevolezza, come vogliamo stare nel tempo che abbiamo davanti.

    Perché forse il vero rientro non è tornare a tutto quello che ci aspetta.

    È tornare, prima di tutto, a noi stessi.

    Per info e iscrizioni contattami direttamente

    Simona Santiani 3387438166 – s.santiani@myhara.it

    www.myhara.it – www.energyogant.it – www.unasolaleadership.it

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