L’energia non va mai in pensione
“Ormai il mio tempo l’ho fatto.”
È una frase che negli ultimi mesi ho sentito pronunciare più volte. Da persone appena andate in pensione, da professionisti che hanno concluso una lunga carriera, ma anche da chi, superati i cinquant’anni, inizia a sentirsi improvvisamente fuori dal ritmo del mondo.
Ogni volta mi fermo.
Perché quella frase non parla davvero dell’età.
Parla di qualcosa di molto più profondo.
Parla dell’idea, silenziosamente radicata in molti di noi, che il nostro valore coincida con il ruolo che ricopriamo, con ciò che produciamo o con quanto siamo ancora “utili” secondo i criteri della società.
È una convinzione tanto diffusa quanto pericolosa.
Per decenni abbiamo imparato a misurare il nostro valore attraverso la produttività: il lavoro, gli obiettivi raggiunti, gli impegni che riempiono l’agenda, la velocità con cui rispondiamo alle richieste del mondo.
Così, quando il lavoro cambia, rallenta o finisce, non rischiamo solo di perdere un ruolo. Rischiamo di perdere il senso del nostro posto nel mondo.
Eppure l’impatto umano non ha una data di scadenza.
Può finire una professione.
Può terminare un incarico.
Può cambiare una stagione della vita.
Ma non finisce mai la nostra capacità di influenzare ciò che accade intorno a noi.
L’assuefazione: il rischio più silenzioso
Viviamo in un tempo straordinariamente complesso.
Ogni giorno scorrono davanti ai nostri occhi immagini di guerre, violenze, crisi climatiche, tensioni sociali e un flusso continuo di informazioni che il nostro cervello fatica persino a elaborare.
Per proteggerci, spesso impariamo a sentire sempre meno. Ci abituiamo.
Ci abituiamo alle bombe raccontate nei telegiornali.
Ci abituiamo al linguaggio aggressivo.
Ci abituiamo all’indifferenza.
Ci abituiamo persino alla convinzione che, in fondo, il nostro contributo non possa cambiare nulla.
L’assuefazione è uno dei più silenziosi meccanismi di difesa che conosciamo.
Ci protegge dal dolore, ma rischia di anestetizzare anche la speranza.
E quando ci anestetizziamo, perdiamo qualcosa di prezioso: la capacità di sentirci ancora parte della costruzione del mondo.
Dove stiamo investendo la nostra energia?
Tempo fa scrissi una riflessione sulla nostra “valuta energetica“.
Mi chiedevo perché alcune giornate mi lasciassero completamente svuotata.
Con il tempo ho compreso che la mia energia non veniva consumata tanto dalle cose che facevo, quanto dai pensieri ai quali continuavo a concedere attenzione.
- La paura del giudizio.
- Il bisogno di essere sempre all’altezza.
- La rincorsa continua alla prestazione.
Erano loro i veri “inquilini molesti” della mia mente.
Oggi quegli inquilini cambiano volto.
Possono diventare pensieri come:
- “Il mondo non mi appartiene più.”
- “Ormai alla mia età cosa vuoi che cambi?”
- “I giovani non ascoltano.”
- “Non servo più.”
Ogni volta che crediamo a queste voci, spendiamo la nostra energia per alimentare una narrazione che ci rende più piccoli.
La nostra attenzione è la risorsa più preziosa che possediamo.
E dove va la nostra attenzione, inevitabilmente va anche la nostra vita.
Il grande equivoco del nostro tempo
Viviamo in una società che ammira l’efficienza.
L’Intelligenza Artificiale renderà molti processi più veloci, più accurati e più semplici. Ed è un’opportunità straordinaria. Ma proprio mentre la tecnologia accelera, diventa ancora più evidente ciò che nessuna macchina potrà sostituire.
- La capacità di dare significato.
- La sensibilità maturata attraverso gli errori.
- L’ascolto che nasce dall’esperienza.
- La presenza.
- La fiducia.
- La profondità dello sguardo.
Per anni abbiamo confuso la produttività con il valore.
Ma produrre e generare valore non sono la stessa cosa.
La produttività crea risultati. La presenza costruisce persone.
Ed è di persone che ogni comunità continua ad avere bisogno.
Non possiamo fermare tutte le guerre.
Possiamo evitare che entrino dentro di noi.
Probabilmente nessuno di noi, da solo, fermerà una guerra dall’altra parte del mondo. Ma ciascuno di noi può impedire che quella guerra si trasformi in cinismo, indifferenza o disumanità nel proprio modo di vivere.
- Possiamo scegliere di ascoltare davvero invece di distrarci.
- Possiamo dedicare tempo a chi si sente solo.
- Possiamo rifiutare la lamentela come unico linguaggio possibile.
- Possiamo trasmettere ciò che abbiamo imparato, non come verità assoluta, ma come esperienza vissuta.
Sono gesti apparentemente piccoli.
Eppure è proprio così che si costruisce il tessuto invisibile di una società.
Non attraverso gli slogan. Attraverso le relazioni.
Perché nessuno di noi vive isolato.
- Ogni stato interiore genera conseguenze.
- Ogni parola modifica un clima. https://www.energyogant.it/il-contesto-lambiente-che-ci-plasma/
- Ogni atteggiamento influenza qualcuno. Molto più di quanto immaginiamo.
La neurobiologia interpersonale, sviluppata dallo psichiatra Daniel J. Siegel evidenzia come il nostro cervello sia profondamente relazionale: il modo in cui siamo presenti nelle relazioni influenza continuamente i processi di connessione, regolazione emotiva e benessere reciproco.
- L’energia che coltiviamo dentro di noi diventa la qualità della nostra presenza.
- La qualità della nostra presenza plasma le relazioni.
- E le relazioni, giorno dopo giorno, costruiscono il futuro.
Ecco perché nessuno può dirsi davvero “irrilevante”.
Ogni persona contribuisce, nel bene o nel male, al clima umano che lascia dietro di sé.
Forse sottovalutiamo quanto una presenza calma, un ascolto autentico o uno sguardo non giudicante possano diventare un punto di equilibrio per qualcun altro.
La generatività: il compito della maturità
Lo psicologo dello sviluppo Erik Erikson descriveva una delle grandi sfide della maturità con una parola che trovo profondamente significativa: generatività.
Generatività non significa semplicemente avere figli o lasciare un’eredità materiale.https://www.energyogant.it/generativita-per-il-manager-efficace/
Significa desiderare che qualcosa di noi continui a generare vita negli altri.
È la disponibilità a mettere esperienza, tempo, competenze e presenza al servizio della crescita di altre persone e della comunità.
Quando questa spinta viene meno, rischiamo di scivolare nella stagnazione: quella sensazione di sentirsi inutili, spettatori della vita, scollegati da ciò che accade intorno a noi. Forse è proprio questo il bivio davanti al quale ci troviamo, indipendentemente dall’età.
Consumatori del presente o costruttori del futuro?
La vera domanda non riguarda gli anni che abbiamo.
Riguarda il modo in cui scegliamo di abitare il tempo che ci è dato.
Ogni giorno possiamo assumere due atteggiamenti:
Possiamo diventare spettatori del presente, limitandoci a osservare il mondo che cambia, lamentandoci di ciò che non funziona e convincendoci di essere ormai irrilevanti.
Oppure possiamo diventare costruttori di futuro.
Non perché dobbiamo fare grandi imprese. Ma perché comprendiamo che la qualità della nostra presenza contribuisce ogni giorno a costruire il mondo che abitiamo.
Forse questa è una delle responsabilità più grandi della maturità.
Non avere tutte le risposte.
Ma offrire uno sguardo più ampio.
Non imporre la propria esperienza.
Ma metterla a disposizione.
Non occupare spazio. Ma generare spazio per gli altri.
Un piccolo audit della propria economia energetica
La qualità della nostra vita dipende dalla qualità delle domande che abbiamo il coraggio di porci. Per questo ti lascio alcune domande.
Non per trovare risposte immediate, ma per allenare uno sguardo diverso:
- Dove stai investendo oggi la tua energia?
- Quali pensieri stanno consumando inutilmente la tua attenzione?
- A quale forma di indifferenza ti sei abituato senza accorgertene?
- In che modo la tua storia potrebbe diventare una risorsa per qualcuno oggi?
- Chi stai scegliendo di essere, al di là del ruolo che ricopri?
Come ricordava Carl Gustav Jung spesso le domande che la mente razionale pone sono quelle alle quali una parte più profonda di noi possiede già una risposta.
Forse vale la pena ascoltarla.
Il futuro si costruisce ogni giorno: Viktor Frankl osservava che l’essere umano non si realizza inseguendo semplicemente il piacere o il successo, ma trovando un significato che lo trascenda.
Forse diventare costruttori di futuro significa proprio questo: smettere di chiederci quanto il mondo abbia ancora bisogno di noi e iniziare a domandarci quale contributo unico possiamo offrire oggi, con la persona che siamo diventati.https://www.energyogant.it/quando-lurgenza-prende-il-posto-della-strategia-energia-senso-e-presenza-nella-leadership-contemporanea/
Forse il mondo non cambierà domani grazie a un nostro gesto.
Ma ogni volta che scegliamo presenza invece che rassegnazione, ascolto invece che indifferenza, responsabilità invece che cinismo, qualcosa cambia.
Cambia dentro di noi.
E quando cambia dentro di noi, cambia inevitabilmente anche il modo in cui abitiamo il mondo. Per questo non esistono persone “fuori tempo”.
Esistono persone che hanno smesso di credere che la propria presenza faccia ancora la differenza.
Il futuro non viene costruito soltanto da chi inventa nuove tecnologie, guida grandi organizzazioni o prende decisioni che finiscono sui giornali.
Viene costruito, ogni giorno, da chi sceglie di restare umano.
Da chi offre ascolto. Da chi educa con l’esempio. Da chi continua a prendersi cura degli altri. Da chi trasforma la propria esperienza in una possibilità per qualcuno.
L’impatto umano non va mai in pensione.
E, finché siamo vivi, possiamo continuare a essere costruttori di futuro.
Se senti che è arrivato il momento di ritrovare energia e direzione forse il punto non è aggiungere anni alla vita. Forse il punto è aggiungere vita agli anni che abbiamo davanti.
Dopo i 50 anni si apre una fase nuova, nella quale possiamo scegliere se vivere ciò che arriva come una perdita progressiva oppure come un tempo di trasformazione, consapevolezza e nuova possibilità.
Per questo ho creato:
Energia & Cambiamento dopo i 50 anni, un percorso online dedicato a chi desidera ritrovare energia, chiarezza e direzione in questa fase della vita.
Un percorso per comprendere i propri cambiamenti, trasformare ciò che si è vissuto in una risorsa e tornare a sentirsi protagonisti della propria evoluzione. Il percorso partirà il 14 settembre.
Ritorna a terra:
Dal 16 al 18 ottobre ti accompagnerò alla Sacra di San Michele per il retreat esperienziale RITORNA A TERRA. Tre giorni per rallentare, ritrovare radicamento, accendere vitalità e autenticità per direzionare le nostre scelte con energia, lucidità e chiarezza. Se sei in un processo di cambiamento o ti senti bloccato rispetto a nuove scelte che vorresti intraprendere, questo è un’opportunità per tornare alla terra, al proprio centro e a ciò che davvero conta. Perché prima di costruire futuro fuori da noi, abbiamo bisogno di tornare presenti dentro di noi
Per info e iscrizioni contattami direttamente:
s.santiani@myhara.it – cell 3387438166
www.myhara.it – www.unasolaleadership.it


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