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  • Il metodo

    Quando l’urgenza prende il posto della strategia: energia, senso e presenza nella leadership contemporanea

    Ieri sera ho letto questo articolo https://www.ilsole24ore.com/art/ceo-sotto-pressione-come-l-urgenza-modifica-ruolo-leader-aziendali-AIDFd6MC apparso su Il Sole 24 Ore che evidenzia una trasformazione tanto silenziosa quanto strutturale: nei vertici aziendali, l’urgenza sta progressivamente sostituendo la strategia. Nulla di nuovo sotto il sole. Ma ciò che fa riflettere è che la percentuale degli amministratori delegati che riportano tale trasformazione è decisamente oltre il 70% a livello internazionale. L’attenzione dei leader è sempre più assorbita dalla gestione del breve termine, con un impatto diretto sulla qualità delle decisioni, sulla visione e sulla sostenibilità del ruolo nel tempo.

    Non si tratta semplicemente di un aumento della pressione operativa.
    Ciò che emerge è un cambiamento nella postura stessa della leadership.

    Quando l’urgenza diventa la modalità prevalente, il rischio non è solo quello di “fare troppo”, ma di entrare in una logica reattiva. La capacità di mantenere uno sguardo ampio si riduce, il pensiero si contrae, le decisioni tendono a polarizzarsi tra difesa e impulso. In questo scenario, il leader smette progressivamente di essere un orientatore e diventa un gestore di contingenze.

    Il punto critico, tuttavia, non è esclusivamente organizzativo.
    È, prima ancora, interno.

    La qualità della leadership oggi dipende sempre meno dalla gestione del tempo e sempre più dalla gestione dell’energia personale: la capacità di riconoscere i propri stati interni, ascoltare i segnali di sovraccarico e mantenere un allineamento tra azione, valori e senso.

    Sotto stress prolungato, infatti, si riduce lo spazio di ascolto interno. I bisogni vengono compressi, il corpo ignorato, il pensiero accelerato. Questo processo, se non intercettato, porta a una progressiva disconnessione: da sé stessi, dai propri criteri decisionali e dalla qualità della propria presenza.

    In parallelo, emerge con forza il tema della solitudine del leader. https://www.energyogant.it/la-solitudine-del-leader-da-peso-a-risorsa/

    Più cresce la responsabilità, più si riducono gli spazi di confronto autentico. Il rischio non è solo emotivo, ma cognitivo: senza rispecchiamento, la complessità si riduce e le alternative percepite si restringono.

    In questo scenario, il coaching e gli spazi di riflessione non sono strumenti di supporto, ma infrastrutture decisionali: contesti in cui il pensiero si riordina e la leadership ritrova profondità.

    Accanto a questa dimensione, il tema del senso diventa centrale. https://www.energyogant.it/il-significato-del-lavoro-come-gioco-sacro/

    Quando l’azione perde connessione con i valori, la pressione non è più solo un fattore esterno, ma diventa un elemento consumante. Quando invece esiste coerenza interna, la pressione viene attraversata senza definire completamente l’esperienza del leader.


    Tre micro-pratiche meno convenzionali per la leadership sotto pressione

    Ti propongo 3 micro pratiche che non saranno la soluzione dei tuoi problemi ma possono essere un contributo, di facile accesso nella quotidianità che possa permetterti di iniziare ad introdurre nuove buone sane abitudini.

    1. Il “segnale somatico anticipato” (60 secondi)
    Prima di una riunione o decisione importante, fermati e osserva dove il corpo sta già rispondendo prima della mente (mandibola, petto, stomaco, respiro).
    Non si tratta di rilassarsi, ma di riconoscere il punto di attivazione.
    Domanda chiave: Cosa sta già decidendo il mio corpo, prima di me?”
    Questo riduce le decisioni automatiche e riapre spazio di scelta. Alleniamo l’osservazione e il dialogo interno tra la nostra parte mentale e il linguaggio del corpo che è sempre autentico. A differenza della mente che mente.

    2. Il “taglio di continuità mentale” (micro-reset cognitivo)
    Quando si passa da un’attività all’altra, evitare la transizione immediata.
    Inserire 30–90 secondi di “vuoto intenzionale”: niente telefono, niente pensiero produttivo. Niente sigarette e cibo compensatorio. Solo percezione dell’ambiente (suoni, luce, appoggio dei piedi). Cosa succede se per 1 minuto e mezzo resto senza fare nulla?
    Serve a interrompere la sovrapposizione mentale tra problemi diversi, che è una delle principali fonti di stress invisibile nei ruoli apicali.

    3. La domanda di disallineamento strategico
    Una volta al giorno, non chiedersi cosa fare meglio, ma:
    “Cosa sto facendo che è ancora coerente con la persona che voglio diventare come leader?”
    Non è una domanda di performance, ma di traiettoria identitaria.
    Aiuta a intercettare precocemente deviazioni silenziose tra azione, valori e direzione. Suggerisco di scrivere ogni mattina su un quaderno le risposte che ti vengono, di pancia, senza starci troppo a pensare, lascia fluire il tuo scrivere senza staccare la penna dal foglio e non preoccuparti della forma e della consequenzialità di ciò che scrivi. Puoi scoprire di te ogni giorno qualcosa di interessante, che la mente cognitiva, quando è troppo impegnata, non si permette di osservare. Inoltre mettere per iscritto aiuta ad alleggerire. E’ come se tra la penna e il foglio (mi raccomando carta e penna, non computer, nè smartphone) nel coordinamento oculo-manuale ci permettessimo di “depositare” e “prendere spazio” diventando osservatori di noi stessi. E’ un esercizio potentissimo, che suggerisco di fare quotidianamente alla mattina appena svegli, proprio quando la mente sta passando dallo stato di onde alfa a quelle beta, ma ancora non è così attiva.


    Prendersi la responsabilità di rimanere connessi a sé stessi non è una forma di introspezione accessoria, ma una competenza di leadership.

    Perché un leader disconnesso non perde solo energia.
    Perde precisione, visione e capacità di impatto.

    Al contrario, un leader che sa osservare i propri stati interni sviluppa una qualità rara: la possibilità di scegliere, anche dentro la pressione.

    È in questa direzione che si colloca il lavoro che sviluppo da tanti anni con myHARA: integrare energia, consapevolezza e strumenti concreti per sostenere una leadership realmente autentica, che abbracci tutte le parti di noi, maschili e femmminili e che solo quando integrate, ci permettono di esplorare e accedere alla ricchezza che siamo e che nella quotidiniatà spesso reprimiamo.

    In un contesto dominato dall’urgenza, la differenza non la fa chi resiste di più. E neanche chi è più resiliente. Siamo esseri umani e non barre di metallo. A noi per fortuna viene data la popssibilità ogni volta di trasformarci e di fare dell’esperienza vissuta prezioso tesoro e qualcosa di nuovo, che non ci permette di tornare ad essere esattamente come eravamo prima dell’esperienza. Quello lasciamolo fare ad una barra di metallo che non ha nè anima, nè emozione.
    La vera differenza la fa oggi chi riesce a restare in relazione con ciò che sta accadendo dentro di sé, mentre tutto accelera fuori.

    Se desideri approfondire come myHARA (www.myhara.it) e UNASOLA Leadership (www.unasolaleadership.it) possono facilitarti in questo percorso:

    Simona Santiani 3387438166 – info@myhara.it

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