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  • Il metodo

    Fare squadra: stabilire confini e avere fiducia

    Avere fiducia è una “cosa seria” e, come dice Severgnini, il “tradimento della fiducia si paga subito, e si paga caro.”

    Oggi, 5 giorni su 5 in ufficio, è diventata una delle possibilità, rispetto al passato (peraltro molto vicino) dove, in quasi tutte le aziende, non era nemmeno immaginabile una modalità diversa.

    Quindi, di fatto, una nuova presa di consapevolezza:

    siamo stati tutti bravi! chi più velocemente, chi meno, perché, comunque, tutti siamo immersi nel processo trasformativo, con una grande opportunità: scoprirci capaci.

    Alcuni addirittura più capaci.

    Non solo capaci di continuare a mantenere i nostri obiettivi e performare i risultati, ma capaci di fare i conti con le nostre paure e con le nostre abitudini, attraversandole per uscirne rafforzati.

    Ci siamo ritrovati “capaci di sopportare e supportare” una vita senza confini rendendoci forse conto che non è una scelta virtuosa. Ma oggi la scelta virtuosa implica il passaggio dalla resilienza all’antifragilità.

    Ti sei mai fatto i complimenti da solo per la tua antifragilità?

    Usando le parole di Nassim Nicholas Taleb, autore di “Antifragile: prosperare nel disordine

    Certe cose traggono vantaggio dagli scossoni; prosperano e crescono quando sono esposte alla volatilità, al caso, al disordine e ai fattori di stress, e amano l’avventura, il rischio e l’incertezza.

    “antifragilità va al di là della resilienza e della robustezza. Ciò che è resiliente resiste agli shock e rimane identico a se stesso; l’antifragile migliora.”

    Chi è antifragile, dunque, non solo resiste agli urti e agli imprevisti della vita, ma ne trae addirittura vantaggio: crescendo, migliorando, rafforzandosi.

    Come ti senti oggi dopo questo “periodo buio” che, per diversi aspetti, stiamo ancora vivendo?

    • Indebolito (fragilità)
    • Immutato (robustezza)
    • Rafforzato (antifragilità)

    Nella società fluida senza confini in cui siamo inseriti, gli scenari di presenza al lavoro sono ormai moltepici: 3 giorni su 2, 2 giorni su 3, 8 giorni al mese in azienda, full time da remoto, 1 settimana al mese in presenza, full time in presenza, ecc.

    Qualsiasi sia la soluzione, c’è un comune denominatore:

    “Dobbiamo fare squadra” sempre e comunque.

    Se già era difficile prima, dove vanno oggi i nostri pensieri, se siamo manager a cui vengono affidate delle persone da guidare ed ispirare?

    Dove mettiamo la nostra attenzione per “nutrire” la nostra squadra?

    Quali confini dobbiamo rispettare e valorizzare ?

    Siamo nell’era della digitalizzazione e della migliore governance dei processi, abbiamo big data, analisi che ci permettono di avere una visione dettagliata dello stato delle cose ma, nonostante queste facilitazioni e questa misurabilità, spesso ancora qualcosa ci sfugge. E probabilmente ci sfuggirà sempre, nonostante la governabilità, metaverso, ecc.

     E’ la parte animica della persona, la mente coscienziale,non misurabile.

    Tra l’altro, la stessa digitalizzazione, da una parte, dà maggior controllo, dall’altra toglie, perchè il collaboratore può lavorare anche da lontano, privando i manager di “controllo”.

    La letteratura degli ultimi anni, che sempre più si occupa di organizzazione, business e di leadership, affronta spesso la dicotomia allentare il controllo-avere fiducia.

    In questa velocità trasformativa, le organizzazioni, i manager, non hanno avuto nè il tempo, nè il modo per definire come tenere le fila dei propri team e si pone, dunque, in modo sempre più deciso il tema del giusto equilibrio fra controllo e avere fiducia, necessari per una delega efficace.

    Secondo Castelfranchi, uno dei più importanti ricercatori nell’ambito della psicologia cognitiva italiana e internazionale, la fiducia è un’emozione, una delle più importanti nel modulare e organizzare le relazioni sociali umane.

    Avere fiducia significa essere caratterizzati da:

    • predisposizione nei confronti degli altri
    • decisione di affidarsi all’altro
    • incertezza e accettazione del rischio
    • accoglienza dell’errore

    La fiducia, come emozione, inoltre si basa su tre tipi diversi di giudizio:

    • la sincerità (cioè, giudico l’altro o la situazione come autentica)
    • la competenza (ritengo che l’altro abbia le capacità e l’autorevolezza necessaria per svolgere quel determinato lavoro o per emettere una determinata dichiarazione) 
    • l’affidabilità (cioè il rispetto degli impegni presi).

    Posso avere fiducia nell’altro, perché il mio giudizio su di lui è positivo su tutti e tre gli elementi; ma posso decidere di dare fiducia a una persona anche sulla base di un solo elemento. 

    Ad esempio, so che il mio collaboratore è una persona affidabile e sincera, ma non posso fidarmi di lui per aprire un sales meeting perché ancora non si sente a suo agio nel parlare in pubblico (competenza).

    Il miglior momento per diffondere e avere fiducia è oggi

    Si è sempre parlato di fiducia, ben prima della pandemia. Frasi come “Per fare squadra è importante avere fiducia: nel proprio capo, nei propri collaboratori, collaboratori, tra colleghi “ o “La fiducia è elemento fondante per creare senso di appartenenza,  responsabilizzazione sui risultati e convinta compartecipazione agli obiettivi aziendali” erano  ricorrenti.

    Misurare il livello di fiducia tra le persone non è però oggettivamente facile e risultava quindi anche difficile stabilire quanto permeasse realmente la cultura organizzativa.

    Il salto improvviso da lavoro in presenza a lavoro da remoto è stato un’immediata cartina  tornasole di quanto le relazione nelle organizzazioni fossero realmente o meno basate sulla fiducia e nello stesso tempo ha offerto una grande opportunità nell’avvicinarsi al concetto dell’ avere fiducia con uno sguardo inevitabilmente diverso.

    La fiducia coinvolge la nostra vita completamente, oggi più che mai con i confini della nostra vita così labili e sempre più sfumati. Incide sia nelle relazioni personali e professionali. Se vogliamo che la nostra vita sia piena e appagante dobbiamo nutrire, dare e avere fiducia con intelligenza, assumendola come uno strumento potenziante per il nostro benessere e, di conseguenza per i nostri risultati. L’intelligenza a servizio della fiducia. https://www.energyogant.it/assenso-e-consenso-aumentano-la-leadership/

    La fiducia è come quel sasso che gettiamo in uno specchio d’acqua che genera dei cerchi che si propagano dall’interno verso l’esterno, allargando sempre di più il raggio.

    La fiducia prima di tutto dal proprio Sé più profondo e ha a che fare con la credibilità.

    Per dare e avere fiducia devo essere credibile.

    Costruirsi credibilità è lavoro di una vita. Non si nasce credibili, bisogna conquistarsela.

    E’ una lavoro affascinante su di Sé che presuppone, come dice Stephen Covey, educatore, insegnante e consulente aziendale, alcuni aspetti essenziali:

    • integrità,
    • intento,
    • capacità,
    • risultati

    Se diventiamo persone credibili, ciò che facciamo ha molta più rilevanza di ciò che diciamo e le nostre relazioni professionali e personali sono caratterizzate da

    1. Schiettezza;
    2. Ascolto;
    3. Capacità di affrontare la realtà;
    4. Allenare la responsabilità;
    5. Mantenere gli impegni.

    Quando siamo impegnati per essere sempre persone  credibili e abbiamo costruito relazioni di fiducia, respirare fiducia in azienda e avere dipartimenti allineati, diventerà una conseguenza.

    Anche in azienda l’energia si muove prima delle parole. Vedi il mio libro “L’energia che ci muove”

    Un’azienda che non ha un elevato livello di fiducia, andrà incontro a problemi di diversa entità, come ad esempio:

    1. Distacco. Le persone svolgono il loro lavoro a sufficienza ma non contribuiscono attivamente con il loro talento, energia o entusiasmo. Queste persone percepiscono che non si ha fiducia in loro e qui si innesca un circolo infinito:

    è nato prima il distacco o la diffidenza?

    1. Turnover. Il turnover dei dipendenti è un costo enorme e, in aziende con un basso livello di fiducia, il dato rischia di andare in eccesso rispetto agli standard del settore.

    Dal punto di vista manageriale, dare e avere fiducia nei propri collaboratori e nella loro capacità di fare squadra, anche da remoto, è stata, nella gran parte dei casi, la presa di consapevolezza di capacità e talenti individuali che non si conoscevano e la possibilità, grazie alla loro valorizzazione, di potersi dedicare ad attività più strategiche.

    Per quanto riguarda i collaboratori, nella gran parte dei casi, il risultato è stato quello di sentirsi più liberi, ma proprio per questo più responsabilizzati e maggiormente creativi nell’individuare strategie o percorsi innovativi per trovare risposte o superare criticità, sia lavorando in squadra sia in autonomia.

    “Fare del bene non è più visto come qualcosa al di fuori degli affari, ma come qualcosa che ne fa parte”.

    Stephen M.R. Covey

    Alla base della fiducia c’è il contributo, vale a dire l’intenzione di creare valore all’interno del proprio contesto, sociale o business che sia: 

    restituire anziché prendere.

    Diamo valore allo scambio se vogliamo avere fiducia

    Oggi il mondo del lavoro si sta orientando prevalentemente verso soluzioni che valorizzino lo scambio che possa conciliare ciò che di positivo crea per i team avere momenti di condivisione e co-creazione in presenza e momenti di separazione e impegno individuale in remoto

    Il modello di squadra verso cui ci si sta orientando oggi è quello del Team Sublime, che passa senza soluzione di continuità dallo stato solido (insieme,in presenza) alla stato gassoso (dispersi, in remoto).

    È un modello di Team che può funzionare solo se team leader e membri del team sapranno valorizzare lo scambio, in termini di restituzione e non solo avere, e sapranno coltivare e rafforzare il senso di sicurezza che nasce dalla speranza o dalla stima fondata dell’altro, ovvero dall’avere fiducia nelle potenzialità e nelle capacità l’uno nell’altro.

    Ciò di cui le organizzazioni hanno bisogno è lavorare sullo sviluppo di leader che siano fiduciosi in sé nel perdere il controllo e sostenerli nel creare patti con collaboratori e stakeholder, in modo da costruire relazioni di fiducia. Come si fa a fare tutto ciò concretamente?

    Se sei interessato a confrontarti anche con altre realtà su questi temi, ci vediamo il 6 ottobre a Milano per l’evento dal vivo “Il Team Sublime”: Come sostenere il cambiamento di stato del team da «solido» a «gassoso» e viceversa. Puoi prenotare il tuo posto cliccando QUI.

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