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  • Il metodo

    Il significato del lavoro come “gioco” “sacro”

    “La vita è come un gioco da vivere perdutamente, | a volte vinci il primo premio | e poi ti accorgi che non serve a niente.“ canta Francesco De Gregori

    Che relazione  c’è tra  il gioco della vita e il significato del lavoro?

    La vita è un gioco e questa è l’unica verità.

    Ognuno di noi sceglie il ruolo che vuole interpretare, in base all’esigenza della propria evoluzione per la propria crescita umana e spirituale, ma una volta incarnati in questo corpo fisico, non ne siamo più consapevoli. 

    Altrimenti il gioco sarebbe troppo semplice, non sarebbe più divertente e non impareremmo nulla.

    Quindi ci identifichiamo con le nostre scelte quotidiane,  che si ripetono e che dipendono dalle nostre credenze e dai condizionamenti, per cui finiamo per identificarci con essi, addirittura finiamo per identificarci con il nostro lavoro, con il significato del lavoro che ci hanno trasmesso o che abbiamo ereditato.

    Alcune filosofie sostengono che sia la nostra anima che scelga di “scendere” nel nostro corpo: siamo qui perchè la nostra anima ha scelto di evolvere attraverso esperienze che sono “giuste” per noi, per il nostro cammino, per la nostra evoluzione.

    Le esperienze si fanno grazie alle persone che ci circondano, i familiari prima di tutto, ma anche tutti gli altri: parenti, amici, conoscenti, colleghi di lavoro, persone incontrate per caso per strada in un giorno qualsiasi. 

    Entrati nel gioco della vita ci dimentichiamo del perchè siamo qui, ma l’anima resta un’unica manifestazione divina in continua evoluzione.

    Il gioco di ruolo e il significato del lavoro

    Di fatto non sapendo che la nostra vita è un gioco appare tutto molto tragico e triste.

    Come ogni gioco anche questo gioco finirà, solo che, in questo gioco, non si smette di giocare tutti assieme: ognuno ha i suoi tempi, i suoi modi, i suoi percorsi.

    E così iniziamo a costruirci un ruolo, da prima attraverso i condizionamenti familiari, e poi sociali.

    Di fatto perdiamo la consapevolezza di far parte di un sistema più grande: un sistema energetico universale che ci sostiene, che ci porta alle frequenze necessarie per fare il salto.

    Tanto più noi riusciamo a connetterci con il nostro compito evolutivo sulla terra tanto più questo ci porta soddisfazione, pienezza che si traduce in quella che abbiamo definito energia dei numeri Uno.

    Troveremo, in questo modo, equilibrio ed integrazione e diventeremo consapevoli del nostro vero ruolo, ne percepiremo i percorsi, il suo compito “perfetto” che sarà in sintonia con quello degli altri.

    E così anche il significato del lavoro che abbiamo scelto, o che ci ha scelto, assume una diversa connotazione.

    Diventa utile a noi, diventa “sacro”, inteso come sacrum facere e non sacrificio, perché funzionale all’evoluzione di noi stessi, come esseri connessi ad un nucleo creativo, che va oltre il concetto di spazio e tempo.

    James Hillman, psicoanalista, saggista e filosofo statunitense, nella sua teoria della ghianda sosteneva che questo nucleo contenesse già tutto quello che occorreva per la nostra crescita.

    “ James Hillman sostiene che ciascun individuo viene al mondo con un’immagine innata che lo definisce, una forma unica ed irripetibile, chiamata daimon, che chiede di essere realizzata per portare felicità ed equilibrio nella propria vita.

    Quest’ immagine è quella particolarità che dentro di noi chiamiamo “me” ed è determinata dalle caratteristiche individuali, i talenti, le inclinazioni, le preferenze, i gusti, le attitudini, diverse in ogni persona.

    Secondo Hillman, proprio come la ghianda prima o poi diventerà una quercia con caratteristiche proprie, poiché ne racchiude fin dal principio tutto il potenziale, così l’individuo è destinato a realizzare la sua unica e vera natura, il suo daimon appunto, presente ancor prima di essere vissuto.

    Diventare una quercia significa allora compiere in questa vita esattamente ciò per cui si è nati, in base alle caratteristiche e alle peculiarità personali.

    Il modo per farlo è riscoprire i propri talenti e nutrirli con l’applicazione, affinché si possano realizzare, portando a compimento il senso della propria esistenza.”

    Tutto è perfetto perchè TUTTO è già dentro di noi.

    Il lavoro diventa così un gioco:  nel momento in cui prendiamo consapevolezza che esiste un nucleo ( la ghianda) pre esistente, che supera lo spazio e il tempo e che da significato al tutto. Anche al nostro lavoro.

    Il significato del lavoro diventa così senso.

    Senso come:

    percezione e consapevolezza della nostra presenza nella vita, 

    direzione rispetto alla nostra evoluzione.

    L’essenza, l’energia vitale, che mantiene ogni elemento della creazione in connessione e che quindi sostiene e nutre tutto ciò che vive sostiene anche noi nel nostro lavoro. Dobbiamo solo riconnetterci con essa. 

    Al di là degli smarrimenti, dei sentimenti bui, della rabbia, della frustrazione significa  rendere ogni nostra giornata sacra. Un sacrificio, un fare sacrale e non sacrificale a favore di noi stessi e dell’equilibrio con gli altri. Così troveremo la nostra soddisfazione e felicità nella vita e sosterremo il compito che siamo venuti a svolgere per la nostra evoluzione.

    Ecco che, scendendo nella quotidianità energia e benessere diventano fondamentali.

    Stare bene con se stessi ci allinea al  significato del nostro lavoro

    Per essere noi stessi dobbiamo riconoscere la nostra vera identità, quella parte di noi stessi che è veramente REALE

    Come possiamo fare?

    Osservando.

    La nostra realtà è un riflesso di tutto ciò che noi nel nostro vissuto e nelle nostre esperienze assimiliamo.

    Il mondo tutte le mattine ci restituisce il nostro stato d’animo.

    Lo scorgiamo negli eventi che ci accadono, nelle persone che incontriamo, nelle coincidenze, negli oggetti che attirano la nostra attenzione e nei pensieri che ci riempiono la testa.

    Ecco che anche il ruolo che ricopriamo nel lavoro comunque è spesso un riflesso, una frequenza manifesta di un linguaggio Universale.

    E’ utile quindi esserne consapevole.

    Il lavoro è sacro, non tanto come sacrificio ma come sacrum facere. 

    Qualsiasi lavoro. di passaggio o impiego, è utile per la nostra evoluzione, che avviene attraversa la legge di causa ed effetto.

    Per comprendere quello che stiamo facendo, come lo stiamo facendo, perché lo stiamo facendo dobbiamo capire che tutto ciò che facciamo ha un effetto, nel micro e nel macro.

    La traccia più genuina che abbiamo che ci suggerisce dove, e come trovare la giusta dimensione sono le emozioni, che non sono altro che il linguaggio di comunicazione con il nostro Se.

    Emozioni come direzioni per comprendere il significato del lavoro

    Le emozioni sono il canale di comunicazione tra l’esterno e l’interno, i messageri dell’universo che ci parla attraverso frequenze, emozioni appunto, che ci producono reazioni interne che ci guidano in modo diretto, o ci avvisano in modo contrario, dell’allineamento tra noi e il nostro stato di benessere.

    A volte però anche le nostre emozioni vengono boicottate dall’utilizzo del ragionamento. Occorre osservare anche la nostra mente e, come spettatori consapevoli dello spettacolo, accoglierne le reazioni e percepire l’informazione vera, quella che arriva dal profondo, dalla ghianda, per la ricerca della nostra felicità.

    Per vibrare alle frequenze più alte, quelle dell’amore.

    “La meta da raggiungere è una nuova dimensione di esistenza alla quale ognuno sogna di approdare per essere finalmente se stesso non più prigioniero dei rigidi e pericolosi schemi del quotidiano e non più in balia dei pregiudizi e aridi schemi di pensiero che impediscono di essere felici.” Igor Sibaldi

    Spesso ci dimentichiamo che possiamo cambiare queste regole, che per altro ci siamo dati e che ci fanno fare fare esperienza della limitatezza del ruolo: utile anche questa perchè è così che noi siamo spinti al salto e comprendiamo meglio la nostra evoluzione.

    Vogliamo fare questa esperienza di limite per esserne consapevoli e migliorarci.

    E di nuovo, osservando, e mi verrebbe da dire osserrvandoci, percepiamo come nell’esperienza della limitatezza possiamo sentiamo la nostra potenza. 

    Il potere che ci è stato dato: quello della scelta.

    La scelta è presupposto della creatività, della generatività, del fare, dell’ offrirsi.

    Abbiamo sempre il potere della realtà in cui viviamo, anche quando ci sentiamo vittime. Possiamo farlo attraverso la scelta, che non è facile, spesso è rischiosa, ci porta a mettere “in gioco” tanto della nostra normalità, a guardarci allo specchio come riflesso di noi stessi e non degli altri, ma che nonostante questo è comunque sempre, e in ogni luogo una delle possibilità che ci è stata data.

    Non abbiamo limite reali assoluti.

    Non esistono limiti alla nostra immaginazione. 

    Assunta la consapevolezza possiamo cambiare la nostra giornata.

    Perchè dobbiamo anche ricordare che il grande gioco funziona se non si ferma.

    E noi la nostra realtà la creiamo comunque oppure la subiamo. 

    Anche quando ci sembra di essere al sicuro, anche quando sfuggiamo.

    “E proprio quando credete di sapere qualcosa, che dovete guardarla da un’ altra prospettiva, anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovrete provare. Ecco, quando leggete per esempio, non considerate soltanto l’autore, considerate quello che voi pensate. Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto. Thoreau dice che molti uomini hanno vita di quieta disperazione. Non vi rassegnate a questo! Ribellatevi! Non affogatevi nella pigrizia mentale. Guardatevi intorno! Osate cambiare. Cercate nuove strade.” – L’attimo fuggente- 

    Il rischio di uscire dal gioco per comprendere il significato del lavoro

    La posta è alta: creare o subire.

    Immaginate di lasciare accesso un apparecchio elettrico con grandi potenzialità di azione, ad esempio una sega elettrica, o un frullatore. Va tenuto saldamente con le mani, va indirizzato se no gira all’impazzata, e davvero può fare grandi danni.

    La sua energia va incanalata a favore dell’obbiettivo, che non è tagliare o frullare ma, imparare a guardare un pò oltre.

    .Ogni momento la vita ci fa scegliere e ogni scelta è importante, che non vuol dire greve ma opportuna, opportuna per trasformare in primis la nostra realtà.

    Quindi occorre avere il coraggio di osservare il meglio di quello che è la nostra quotidianità per poter cambiare per il futuro.

    E così le riunioni, il confronto con i colleghi, le revisioni infinite dei documenti, assumono tutta un’altra energia.

    Loro portano con sé l’occasione del nostro miglioramento.

    Il significato del lavoro, “perfetto” così com’è!

    La situazione è perfetta così com’è significa che questo momento contiene in sé tutte le informazioni e le possibilità, e gli strumenti per me, come singolo, perfetti per poter accedere a un livello superiore.

    Il perfetto così com’è quindi non va vissuto come un concetto di percezione assoluta me perfetto così com’è per quello che sono io, per quello che sto vivendo, e per quello a cui tendo.

    E solo osservando e vivendo posso assumermi la responsabilità della vita e del percorso lavorativo. Responsabilità ma non della colpa.

    Assumersi la responsabilità non vuol dire agire con i sensi di colpa.

    Noi abbiamo un’assuefazione, come retaggio culturale, alla sofferenza e così anche quello che non ci piace ce lo facciamo andare bene.

    Dovremo abituarci al fatto che siamo potenti, i nostri ruoli sono di trasformazione e all’inteno di quello facciamo non c’è posto per la vittima, ruolo per altro scomodo e riduttivo.

    Quando abbiamo paura del nostro potere ci destabilizziamo e preferiamo la sofferenza. Quando abbiamo paura di illuderci o di fallire, rinneghiamo il nostro potere e ci dimentichiamo che stiamo sostenendo una parte in un vasto, maestoso e potente gioco di ruolo.

    E così abbandoniamo il campo. E il gioco va avanti da solo.

    Lo ripetiamo: Osate cambiare. Cercate nuove strade.

    Indirizzate la vostra energia su ciò che è in sintonia con voi.

    L’energia fluisce dove dirigiamo la nostra attenzione, e solo lì l’energia crea.

    E se poi sbaglio? 

    Partiamo da questo postulato: Tutto è perfetto per quello che è, perchè è sempre il meglio che mi serve per connettermi con l’essenza. 

    In una visione universale i problemi non esistono, nascono dallo spostamento di attenzione, di equilibrio, del potere dell’uomo sull’uomo.

    Se volessimo e fossimo riallineati alla natura sapremo che l’errore non esiste.

    Tutto fluisce con un modello matematico predisposto al rigenerarsi della vita.

    La VIta. 

    Conoscete un collega migliore?

    E così le mie relazioni, la mia vita, il mio lavoro mi restituiranno sempre il livello energetico che ho immesso. Noi siamo liberi di decidere della direzione che possiamo prendere.

    Certo è faticoso, e impegnativo ma è possibile scegliere. Sempre

    E la la sacralità, il significato,del lavoro si ritrova proprio come forma di evoluzione.

    Non è un sacrificio ma è un darsi, un offrirsi per rendere sacro il momento in cui si sta vivendo.

    Quando il lavoro è sacro è connesso, la nostra energia porta felicità a noi e agli altri.

    Costruiamo, non solo evolviamo.

    Diventiamo co-creatori del mondo ma senza la nostra gioia non possiamo rendere sacro un bel niente.

    Gli occhi sono lo specchio dell’anima: anche il tuo lavoro!

    Quello che facciamo si riflette sulla nostra realtà. Se determinate caratteristiche non ci sono in noi difficilmente le troveremo restituite. E forse è inutile cercarle o sfidarle.

    Ma se trasferiamo energia piena in quello che facciamo, attingendo da tutto il nostro potenziale, che c’è in ognuno di noi e al quale noi per primi dobbiamo dare valore, sicuramente l’esperienza ci restituisce chiarezza di noi stessi.

    Se pensiamo al lavoro come una realtà in cui ci specchiamo, ecco che quel lavoro rispecchierà noi stessi. Quindi per cambiare qualcosa devo imparare a guardarmi dentro perchè questo mi aiuta a creare fuori.

    Osservare diventa quindi fondamentale, osservare e consapevolmente distaccarsi dall’evento, dalla situazione come atto che stiamo subendo e accoglierla come occasione per evolvere, migliorare, andare oltre.

    Oltre l’apparenza, oltre il senso di colpa, oltre i nostri timori e le nostre frustrazioni.

    Osservare, accettare, trasformare, collaborare: questa è la via per sciogliere le motivazioni profonde che limitano le nostre convinzioni sul ruolo del lavoro che abbiamo.

    Se non abbiamo sospesi energetici da saldare, siamo inattaccabili. Un modo per “saldare” i nostri “sospesi” e renderci inattaccabili è quello di trasmettere, condividere, emanare la nostra energia originaria, essenziale, pura (qualcuno la definirebbe energia d’amore) che si mette a servizio delle persone e delle situazioni per un Bene più grande che ci veda co-operatori e non competitivi. 

    Potrebbe essere interessante, per esempio, attivare semplici tecniche di auto- osservazione quotidiana di noi stessi e degli altri, per iniziare a riconoscersi in ogni piccolo gesto, obiettivo, progetto, e riconoscendosi, valorizzarsi e vivere il lavoro in uno stato di benessere fisico ed energetico.

    Se invece volete un supporto, potete contattarci e saremo felici di potervi accompagnare nello sviluppo del benessere organizzativo e dello sviluppo umano in  azienda, attraverso il metodo Energyogant di MyHara, concreto e misurabile

    Simona Santiani 3387438166 – info@myhara.it

    www.myhara.itwww.energyogant.it

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